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Buoni e libretti postali: ecco come risparmiano i maremmani

Buoni e libretti postali: ecco come risparmiano i maremmani

«Quello grossetano è un territorio ampio e variegato, con 95 uffici postali fatti da donne e uomini che ogni giorno mettono le loro competenze a servizio dei cittadini», dice Sisto De Bernardis, responsabile commerciale della filiale del capoluogo

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GROSSETO. Libretti di risparmio e buoni fruttiferi postali si confermano tra le forme di risparmio preferite dal territorio della Maremma e dell’Amiata: in tutta la provincia sono oltre 100mila i libretti attivi, circa 143mila i buoni sottoscritti.

Secondo gli ultimi dati distribuiti da Poste Italiane, quindi, in media tutti i cittadini grossetani hanno un libretto di risparmio e un residente su due possiede almeno un buono.

«Quello grossetano è un territorio ampio e variegato, con 95 uffici postali fatti da donne e uomini che ogni giorno mettono le loro competenze a servizio dei cittadini», premette Sisto De Bernardis, responsabile commerciale della filiale di Grosseto, e poi aggiunge: «Con la direttrice di filiale Marianeve Vitiello, i “ragazzi della squadra di filiale”, i direttori, i consulenti e i colleghi dello sportello, siamo costantemente in prima linea, impegnati a risolvere le esigenze della clientela, partendo dai servizi postali fino ad arrivare ai servizi di investimento/risparmio».

Il risparmio postale, grazie alle sue caratteristiche, si conferma così un porto sicuro per i grossetani, poiché garantito dallo Stato Italiano e flessibile nella gestione.

I numeri di buoni e libretti, infatti, ricalcano quelli di due anni fa; con, tuttavia, una significativa differenza. Al 30 settembre 2020, infatti, i libretti di risparmio attivi si assestavano più o meno sulla stessa cifra. I buoni sottoscritti, invece, erano circa 7mila in più: quasi 150mila.

«Questo calo potrebbe essere spiegato in senso fisiologico: quei prodotti potrebbero essere scaduti, o magari ritirati prima del tempo per poter usufruire immediatamente di liquidità», ipotizza Luca D’Onofrio, presidente di Federconsumatori.

La pandemia Covid e – di conseguenza – la crisi economica, quindi, potrebbero aver indotto i grossetani a metter mano al gruzzolo accumulato proprio in previsione dei momenti più bui.

Il libretto, anche se azzerato, resta aperto (difatti i numeri non cambiano) a meno che il correntista non decida di chiuderlo; il buono, invece, una volta scaduto o riscosso, viene depennato dalla lista delle sottoscrizioni (il che spiegherebbe il meno 7mila circa).

La gestione ponderata delle finanze, tipica dei grossetani, secondo D’Onofrio, ha delle motivazioni ben precise: «In particolar modo in Toscana, la truffa dei diamanti da investimento del 2017 e – prima ancora – il fallimento della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio nel 2015 (la sede principale era nella vicina Arezzo), hanno generato una sfiducia nel sistema bancario, e quindi una scarsa propensione all’investimento».

Tra l’uovo oggi e la gallina domani, quindi, i grossetani sanno decisamente cosa scegliere. «Il libretto è, in pratica, un conto deposito; non uno strumento finanziario», conferma infatti ancora D’Onofrio, che infine conclude: «Il buono postale è un prodotto è assoluta garanzia: a discapito del rendimento (che si attesta sul medio-basso) non ha eguali».

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