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Grosseto

L’intervista

Ipotesi gessi rossi nell’ex cava, il sindaco di Gavorrano: «Venator si è interessata»

Massimiliano Frascino
La cava della Vallina
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La cava della Vallina

Biondi: per la Vallina soluzioni tecniche e compensazioni

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GAVORRANO. Oggetto del desiderio, oppure esorcizzata come un’ipotesi nefasta. La ex cava “La Vallina”, a due passi dalla frazione di Filare, nel comune di Gavorrano, potrebbe essere la destinazione finale per la parte residua dei gessi rossi di Venator. Sempre che sia trovato un accordo con la Regione Toscana per ridurre a monte gli scarti di lavorazione del biossido di titanio.

Ne parla Andrea Biondi, sindaco di Gavorrano, che in passato è stato disponibile a ragionare sui siti presenti nel territorio comunale, in primis la cava della Bartolina.

Fra nove mesi il primo cittadino Biondi non sarà più sindaco per una sua scelta di vita, lo ha annunciato lui stesso da qualche settimana, ma lui stesso tiene a lasciare un pro-memoria per chi gli subentrerà.

Allora sindaco, c’è qualcosa di concreto all’orizzonte?

«Decisioni concrete non ce ne sono, solo ipotesi sulle quali si discute da cinque anni: quattro anni fa per l’intera campagna elettorale abbastanza inutilmente, dato che poi non è stato presentato nessun progetto. Non vorrei che per la campagna elettorale del 2023 si facesse lo stesso errore».

Però…

«Da sindaco, lo scorso luglio, sono stato informato dei contatti fra il curatore fallimentare de La Vallina e Venator per la possibile acquisizione alla prossima asta. La discussione sull’eventuale progetto per lo stoccaggio dei gessi rossi competerà alla prossima giunta comunale. Ma credo che sia opportuno chiarire subito quali siano competenze e limiti dell’amministrazione comunale, nel caso in cui in futuro sieda al tavolo della conferenza dei servizi per offrire un contributo tecnico sulle tematiche di ambiente e urbanistica».

Perché lo fa lei, oggi?

«Perché non sopporto la demagogia, e tra breve inizierà la campagna elettorale. Per cui a tutti i possibili futuri detrattori vorrei ricordare che il progetto di Venator per la ex cava di Pietra Tonda, nel comune di Campagnatico, fu respinto con motivazioni paesaggistiche per l’opposizione della Sovrintendenza e non per gli argomenti tecnici e urbanistici proposti dai Comuni interessati. Tantomeno per le posizioni politiche dei due primi sindaci interessati. Su quella decisione, inoltre, pende un ricorso al Tar».

Perché Venator indugia tanto?

«So che il progetto di utilizzo è solo un’ipotesi. Il presupposto è la reale volontà dell’azienda di mantenere il ciclo produttivo dell’impianto di Scarlino nel lungo periodo. Cosa che naturalmente mi auguro, vista la rilevanza economica e sociale del distretto industriale chimico per tutte le Colline Metallifere. In parallelo, se tale volontà sfociasse nell’acquisto de La Vallina (o di altro sito) con la presentazione del progetto di utilizzo, sarebbe fondamentale un accordo di programma con Regione, Provincia e Comuni delle Colline metallifere, in linea con la tutela di lavoro e territorio. Col vincolo a ridurre le quantità di gesso destinate allo stoccaggio. Un punto cruciale, perché come risulta dalle interviste degli assessori regionali Monni e Marras, e dell’Ad Venator, rimangono distanze importanti fra le posizioni istituzionali e l’azienda».

Sull’ex sito estrattivo, però, andranno fatte verifiche di idoneità...

«Indubbiamente. L’ex cava è in un’area di roccia fratturata con presenza di falde acquifere sotterranee, quindi qualsiasi progetto dovrà essere compatibile con tale condizione geologica e adeguati accorgimenti tecnici. Inoltre, la cava è adiacente al centro abitato del Filare e vicina ad agriturismi, oltre che alla sede del Parco nazionale delle Colline Metallifere. Nel caso, quindi, il progetto dovrà essere compatibile con la vita quotidiana della comunità, risolvendo problematiche di “spolvero”, viabilità di accesso e quant’altro. Le soluzioni non sono quasi mai impossibili, ma è bene essere chiari. E c’è dell’altro...».

Cioè?

«Per la geotermia le comunità hanno ottenuto compensazioni. Della stessa cosa si parla per il rigassificatore di Piombino. Se la cosa andasse avanti, andrebbe definito il beneficio economico per la comunità gavorranese. Stabilendo inoltre nell’accordo di programma su quali politiche di sviluppo industriale Venator si impegnerà nelle Colline Metallifere, a partire da Gavorrano. Magari da protagonista nel recupero delle volumetrie ex minerarie di Pozzo Roma per realizzare il progetto di rigenerazione urbana che abbiamo presentato alla Regione Toscana: un polo tecnologico di ricerca, studio e formazione. Con la partnership dei principali soggetti manifatturieri del polo chimico industriale, Eni Rewind, Regione Toscana e le Università di riferimento. Perché il territorio per svilupparsi ha bisogno di competenze e capitale umano per affrontare le sue criticità, anche ambientali».

Un programma impegnativo e di lungo periodo...

«Sono convinto che nessuno possa davvero prendere impegni sull’utilizzo della cava della Vallina senza che prima si ottengano queste certezze. Chiunque governerà il territorio di Gavorrano si confronterà con questi temi. E mi auguro che lo faccia evitando posizioni preconcette e ideologiche».

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