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La città a ostacoli: sos di Unione ciechi per la spazzatura sui marciapiedi
Inviata una lettera al comando dei vigili
GROSSETO. «Non sono solo i ciechi a non vedere. Spesso sono proprio le persone che non hanno alcun problema di vista a non guardare, a non comprendere che alcune loro azioni potrebbero rappresentare problemi enormi per altri».
Nei giorni scorsi, l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti di Grosseto ha inviato al Comune e al comando dei vigili urbani una lettera per segnalare la situazione dei marciapiedi nel capoluogo, che rende difficile per molte persone anche solo fare una passeggiata o andare al lavoro in sicurezza.
A scatenare la polemica sono stati, in particolare, alcuni sacchi della spazzatura lasciati quotidianamente vicino ai bidoni e addirittura nel mezzo del marciapiede. «Abbiamo ricevuto la segnalazione e l’abbiamo girata a Sei Toscana. È imbarazzante che tutte queste persone abbandonino i rifiuti, è una totale mancanza di rispetto. Non si rendono conto dei disagi che creano», dice l’assessora all’ambiente Simona Petrucci.
Ma i problemi sono tanti, così come gli ostacoli. «Non si tratta solo di evitare un sacchetto della spazzatura. Ci sono anche gli alberi, con le radici e le buche, i monopattini elettrici lasciati ovunque quando non sfrecciano sui marciapiedi, così come le biciclette – dice Sioli Sereni, presidente dell’Unione – Spesso rimane solo una strisciolina di marciapiede per poter passare. E non tutti ci riescono».
Secondo Sereni i cassonetti “intelligenti” sono le barriere che rendono la vita dei disabili più difficile: «Hanno mortificato la nostra categoria, e non solo. Nessuno sembra aver pensato a quanto sia difficile per ciechi e ipovedenti riuscire a usarli: bisogna premere il bottone, avvicinare la tessera, aspettare che s’illumini lo schermo (che noi non vediamo) aspettare il suono e poi aprire il cassonetto. Ti costringono quasi ad avere sempre qualcuno che ti accompagni».
Sereni sostiene che ci sia bisogno di qualche accortezza in più, non solo da parte dei cittadini, ma anche dell’amministrazione comunale: «Non basta fare una discesa su un marciapiede per tutelare un disabile. A volte, soprattutto quando non si coinvolgono i diretti interessati, non si fa caso al fatto che il marciapiede è troppo alto, o che proprio accanto c’è un lampione o un palo».
Anche attraversare sulle strisce pedonali è molto pericolo, in alcuni posti più che in altri. E la colpa non è solo dell’inciviltà di alcuni conducenti, ma anche della posizione degli attraversamenti: «Quelli all’inizio di via dei Mille sono pericolosissimi. Si trovano subito dopo una curva, in un incrocio in cui confluiscono due strade molto trafficate. Più di una volta ho rischiato di essere investita. Le persone non vedono neanche che stai camminando con il bastone. Spesso sono proprio le persone che vedono a guardare di meno», dice ancora Sereni.
Influisce anche la scarsa diffusione dei percorsi tattili, un tipo di pavimentazione stradale che permette a non vedenti e ipovedenti di percepire meglio la strada che stanno percorrendo e riconoscere se si stanno avvicinando a un pericolo, come una rampa o una scala. Per Sereni è necessario instaurare un dialogo con l'amministrazione: «Ancora non abbiamo avuto modo di confrontarci con il nuovo garante della disabilità», dice.
Diego Montani, garante della disabilità, assicura che sarà inviato a breve un invito a tutte le associazioni per un confronto faccia a faccia. Montani, comunque, è già in carica, perciò gli possono essere inviate segnalazioni per evidenziare situazioni di disagio o la presenza di barriere architettoniche.
Manca tuttavia la Consulta della disabilità, perché il mese scorso (quando si riunì la terza commissione comunale), non si era trovato un accordo riguardo al regolamento.
L’assessora al sociale Sara Minozzi, però, assicura che a breve dovrebbe essere riaperto il bando, così da permettere l’iscrizione delle associazioni del settore: «Una volta ristabilita la consulta e approvato il regolamento sarà di certo più facile discutere dei problemi e delle barriere che le persone con disabilità si trovano ad affrontare ogni giorno e cercare di porvi rimedio, tutti insieme».
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