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Alcol tra i giovani, Breggia: «I numeri sono preoccupanti

Gian Ugo Berti
Alcol tra i giovani, Breggia: «I numeri sono preoccupanti

Il consumo eccessivo è sempre più diffuso nella fascia che va dai 13 ai 18 anni

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Grosseto I casi aumentano, la preoccupazione medica e sociale cresce, l’estate con i suoi luoghi turistici e affollati rappresenta il momento maggiormente a rischio per i soggetti più fragili, cioè i ragazzi e le ragazze. Parliamo di un fenomeno importante quanto pericoloso ovvero l’alcolismo acuto fra i giovani e i suoi riflessi critici con il coinvolgimento delle famiglie.

E a chiare lettere lo inquadra il direttore dell’Unità operativa complessa medicina e chirurgia d'urgenza, accettazione e pronto soccorso all’ospedale di Grosseto, Mauro Breggia.

L’errore o la leggerezza di una serata possono avere non di rado, purtroppo, complicazioni anche per tutta la vita.

Grosseto e provincia sono luoghi per lo svago in discoteca da parte soprattutto dei giovani. L’accesso al pronto soccorso per overdose da alcol è legata, secondo la sua esperienza, dentro o fuori i locali, tenendo conto dei vigenti limiti d’età?

«Effettivamente Grosseto e provincia sono luoghi turistici, affollati in particolar modo durante l’estate e vedono molti giovani frequentare la costa, la Maremma in genere e i luoghi di divertimento. Il rapporto dell’ intossicazione acuta da alcol con locali pubblici e discoteche è innegabile anche se non va letto assolutamente in modo automatico, poiché molti casi arrivano al Dea provenienti da luoghi e feste private. La maggior parte degli accessi per tali problematiche si rileva comunque nelle notti del fine settimana, soprattutto tra sabato e domenica».

Fino all’anno duemila, si riscontravano numerosi accessi al pronto soccorso per “overdose” da cocaina e oppiacei. Nel caso di etilismo acuto quali farmaci e strategie vengono solitamente impiegati?

«Purtroppo la tendenza all’intossicazione da cocaina , oppiacei e alcol è ancora in atto e in costante incremento, soprattutto però nei maggiorenni. Oltre il 35% dei casi d’ intossicazione acuta da alcol mostra però, anche nelle fasce sotto i 18 anni, combinazione con uso di cannabinoidi. Non esistono terapie specifiche in grado di antagonizzare l’effetto dell’alcol e pertanto occorre ripiegare su terapie di supporto, come l’infusione endovenosa di liquidi e la somministrazione di benzodiazepine quando i pazienti presentano agitazione psicomotoria».

I numeri della casistica sono preoccupanti sul piano medico e sociale? C’è differenza fra ragazzi e ragazze?

«I numeri della casistica appaiono sicuramente preoccupanti sia sotto il profilo medico che quello sociale e, come detto, sono in costante aumento. In particolare nel 2020 si sono rivolti al Dea di Grosseto 43 pazienti, di età compresa tra i 13 e i 18 anni, per intossicazione alcolica, dato che è risultato in crescita nel 2021 con 49 casi. Ancora di più il dato sale nel 2022, in quanto già ad oggi sono stati trattati 12 casi ma ancora non siamo nel periodo di massimo afflusso di turisti e di maggiore presenza estiva di giovani. Altro elemento degno di nota è il codice di priorità assegnato al triage, in quanto oltre il 50% sono codici 1 e 2 ad alta priorità (vengono registrati come coma etilico e soprattutto come alterazioni importanti dello stato di coscienza). Nei casi più gravi si arriva fino alla perdita di urine e feci, il vomito e la cefalea sono caratteristiche cliniche spesso rilevate. Nei casi più lievi la sintomatologia è ovviamente più sfumata. Appare degno di menzione il caso di un bimbo di 5 anni che si è intossicato, nel 2021, per motivi accidentali (assunzione di vodka per errore nella conservazione del superalcolico). Per quel che riguarda l’epidemiologia di genere, curiosamente, i casi fino a 16 anni vedono una prevalenza di femmine, mentre nel biennio successivo sono i maschi i più rappresentati».

Sul piano assistenziale, l’Asl fa seguire di norma un percorso di recupero?

«Per quanto concerne l’esistenza di un percorso di recupero strutturato, al momento non è ancora presente. Esistono però gli ambulatori alcologici, che fanno riferimento ai Serd e a questi si affiancano i gruppi di auto-mutuo-aiuto denominati Acat».

Cosa consiglia ai genitori di questi ragazzi a livello di prevenzione?

«È oggettivamente molto arduo dare consigli ai genitori, purtuttavia questi eventi devono allertare in primo luogo la famiglia, che è tenuta ad aprire al proprio interno una riflessione critica e successivamente, qualora gli episodi tendano a ripresentarsi, appare consigliabile rivolgersi alle strutture summenzionate» 

© RIPRODUZIONE RISERVATA.

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