Italia
Soldi per i cani guida. L’Unione ciechi smaschera la truffa
«Non siamo “poverini”, non date loro niente»
GROSSETO. «Salve, stiamo organizzando una raccolta fondi per permettere a persone non vedenti di prendere un cane guida. Vuole fare una donazione? ». È la truffa che due donne avrebbero più volte messo a segno in provincia e che è stata smascherata dall’Unione italiana ciechi e ipovedenti di Grosseto.
«Non siamo noi. Non date soldi a queste persone», dice Sioli Sereni, presidente dell’Unione grossetana, che invita chiunque riceva una chiamata del genere ad andare alla sede dell’Unione in via Ferrucci, a contattare il numero 0564 410587, inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica uicgr@uici.it o chiamare il numero unico di emergenza 112.
Raggiri che, a quanto racconta Sereni, stanno andando avanti da diversi mesi, e infatti a maggio dello scorso anno lei stessa aveva sporto denuncia: «Prendono in giro le persone, è la Regione che pensa a fornire cani guida a chi ne ha bisogno. E di certo non prende soldi dai privati».
Oltre all’indignazione per la truffa, Sereni si dice infastidita anche perché queste persone puntano tutto sul “pietismo”. «Poverini, vanno aiutati», avrebbero detto a più di una persona per convincerla a fare una donazione. «No, “poverini” proprio no. Questo è un “giochino” che odio», dice ancora la presidente. Come se aiutare i disabili non fosse un gesto di cuore ma un modo per ripulirsi la coscienza avendo dato una mano a qualcuno che non viene considerato come un pari, ma come qualcuno che fa pena.
La truffa, secondo quanto racconta Sereni, segue sempre lo stesso filo conduttore: una delle due donne chiama e dice che sta organizzando una raccolta fondi per i ciechi, per conto dell’Unione.
Spesso la scusa è quella di dare cani guida ai non vedenti o aiutare i bambini ciechi nelle scuole. Se si accetta di fare una donazione, viene organizzato un incontro a cui si presenta un uomo, che prende il denaro e consegna una ricevuta fasulla.
In realtà, prima dello scoppio della pandemia venivano organizzate delle raccolte fondi; ma erano state interrotte – e più riprese – da marzo 2020.
A volte capita che qualcuno, parlando con coloro che lavorano davvero per l’Unione italiana ciechi e ipovedenti, menzioni la donazione fatta. E ovviamente rimane sotto choc scoprendo che i soldi, alla fine, all’Unione non son mai arrivati. E se riesce a rimettersi in contatto con una delle due donne (anche se è molto difficile, perché – secondo quanto racconta Sereni – cambiano spesso numero di telefono) gli viene risposto che è stato lui a confondersi, che loro non hanno mai chiesto soldi per l’Unione italiana ciechi o ipovedenti, bensì per un’altra associazione del territorio che si occupa di disabilità.
Insomma, un raggiro continuo.
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