Il Tirreno

Grosseto

LA STORIA

Perseguitata con video porno

Pierluigi Sposato
Perseguitata con video porno

Minorenne rompe col fidanzato e apprende che sui telefonini girano immagini con lei, ma solo di fronte al giudice scopre che questa parte dell’inchiesta è stata archiviata

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GROSSETO Lei minorenne, lui poco più che ventenne. Iniziano una relazione sentimentale che, problematica (in un caso erano anche intervenuti i carabinieri perché il litigio aveva assunto dimensioni preoccupanti), termina dopo un anno. Anche dopo che tutto è finito i rapporti sono più che tesi. Lei, esasperata, racconta in caserma di essere stata aggredita, colpita, morsa al volto; e, ulteriormente devastata, scopre anche che dalle sue parti avevano iniziato a girare sui cellulari video con rapporti sessuali in cui lei era perfettamente riconoscibile. I carabinieri aprono un fascicolo anche per revenge porn, una pornovendetta insomma. E chi poteva essere stato a diffondere quei video? Video tra l’altro ancora presenti su quella piattaforma.

Ma la ragazza insieme al suo legale ha scoperto soltanto ieri mattina che questa parte dell’imputazione è stata archiviata: rimane soltanto quella di stalking. Un insieme di comportamenti talmente grave che lei era stata costretta a cambiare abitazione. Eppure la tematica sessuale sopravvive in quella parte dell’imputazione in cui il giovane uomo è accusato di aver attuato la persecuzione anche divulgando – attraverso la pubblicazione come immagine del proprio profilo Whatsapp – una foto di lei in atteggiamenti intimi.

Stalking con lesioni l’accusa per un 22enne adesso abitante fuori regione, finito sotto accusa dopo le denunce presentate dalla ragazza, all’epoca non ancora maggiorenne. Di fronte al giudice Adolfo Di Zenzo il procedimento non si è ancora formalmente aperto. Il difensore della ragazza, l’avvocato Roberto Iofrida, ha chiesto e ottenuto la cosiddetta remissione in termini, perché la parte offesa non aveva avuto notizia dello stato del fascicolo: è come se il procedimento non fosse cominciato, tra qualche giorno ci sarà una nuova udienza e in quella sede potrà essere presentata la costituzione di parte civile.

Fatti risalenti a tre anni fa, aggravati secondo la Procura dal danno causato a una persona con la quale vi era stata una relazione affettiva. Episodi violenti, anche. Uno schiaffo all’orecchio e un’aggressione con botte e con un morso al viso (10 i giorni di guarigione), un fatto quest’ultimo avvenuto senza testimoni. Ma sarebbe stato soprattutto su Whatsapp che l’uomo avrebbe perseguitato la sua ex: «Non parlare, tr..., io ti ammazzo», «Vieni subito qui sennò ti sputt..., lurida zoccola», «schifosa», «avevi promesso che uscivi con me, zoccola schifosa», «ora sputt... le tue belle foto ovunque». Già, le foto e i video. La ragazza aveva spiegato ai carabinieri che aveva acconsentito, dietro insistenza dell’allora fidanzato, a farsi riprendere nel corso dei rapporti sessuali. Ma soltanto perché lui aveva promesso che li avrebbe cancellati e che non sarebbero mai e poi mai stati mostrati a nessuno. «Mi fidavo di lui, mai avrei pensato che lui avrebbe potuto fare una cosa del genere». Invece tra le persone del luogo in cui lei abitava era venuta fuori la voce che stava girando in modo virale un video a luci rosse in cui lei era perfettamente riconoscibile. La ragazza era stata capace di risalire a due persone in possesso del video o comunque che l’avevano visionato, facendone i nomi ai carabinieri. E si era anche accorta che il suo ex aveva sostituito la foto del proprio profilo Whatsapp con immagini che ritraevano la ragazza in pose intime. Aveva raccontato tutto e aveva atteso l’udienza preliminare come anche quella dibattimentale di ieri. A giorni il processo sarà formalmente aperto.


 

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