Il Tirreno

Grosseto

Il padre di Elena non si arrende

Michele Nannini
Il bus sul quale morirono la figlia e altre dodici studentesse Erasmus il 20 marzo 2016
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Il bus sul quale morirono la figlia e altre dodici studentesse Erasmus il 20 marzo 2016

Gabriele Maestrini si rivolge a Mattarella sollecitando un’inchiesta parlamentare. Sei anni fa la figlia morì insieme ad altre studentesse Erasmus in un incidente in Spagna

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GAVORRANO. «Spero che almeno il presidente della Repubblica Mattarella possa aiutarci a fare giustizia». A sei anni dalla strage dell’Erasmus che costò la vita a 13 ragazze fra le quali sette giovani italiane a Tarragona in Spagna, Gabriele Maestrini, padre di Elena una delle vittime, ha scritto alla più alta carica dello Stato per sensibilizzare un intervento che possa far finalmente emergere la verità.

L’iniziativa arriva a poco più di un anno dalla proposta di inchiesta parlamentare presentata il 22 marzo 2021 dal deputato Luca Sani e assegnata alla III Commissione Esteri Comunitari che però, anch’essa, non ha ancora visto alcuna risposta.

«Sono trascorsi oltre sei anni dalla tragedia che ci ha colpito il 20 marzo del 2016 – scrive Maestrini a Mattarella – tre tentativi vergognosi di archiviazione per quanto è successo da parte di alcuni giudici e soltanto la volontà e la disperazione di noi genitori ha permesso che ciò non avvenisse. La nostra vita si è fermata a quel giorno ma stiamo continuando la nostra lotta per fare emergere la verità e dare giustizia a loro che sono state condannate senza colpa a rimanere eternamente giovani. Nei mesi successivi siamo stati anche ricevuti da lei e da papa Francesco, ci siamo rivolti a chiunque ha avuto a cuore questa tragedia, ho manifestato in silenzio davanti all’ambasciata spagnola a Roma, alcuni parlamentari italiani sul momento hanno espresso la loro vicinanza alle famiglie ma poco o nulla è stato fatto».

Da oltre un anno è stata presentata la proposta di inchiesta parlamentare, poi assegnata alla III Commissione Affari Esteri Comunitari affinché la potesse verificare e avallare, ma in tutti questi mesi ancora nessuna risposta è arrivata.

«Purtroppo la proposta è rimasta sino a oggi in un cassetto e sicuramente dimenticata – spiega ancora Maestrini al Tirreno – mi sono sentito quindi di rivolgermi direttamente al presidente Mattarella per capire se questa richiesta di inchiesta parlamentare sia legittima e se lo è che venga così avviata, mentre rimaniamo in attesa di un processo che non sappiamo nemmeno se potrà iniziare. Oltre al presidente della Repubblica ho scritto anche al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, al presidente della commissione Piero Fassino e a tutti i suoi componenti. Inoltre proprio pochi giorni fa è stata presentata un’interrogazione parlamentare urgente sempre da parte di Luca Sani e rivolta proprio a Di Maio. Qualcuno insomma continua a darci una mano per fare emergere la verità ma di fatto non è mai arrivata nessuna risposta e nessun altro aiuto: chiediamo ancora una volta in maniera formale che ci sia un interesse del Governo per far luce su questa tragedia».

La lotta di Gabriele e quella degli altri genitori quindi continua, nonostante un muro di gomma alzatosi quel 20 marzo del 2016 e che nessuno sembra intenzionato nemmeno a provare di abbattere.

«Ci auguriamo comunque che la nostra determinazione riesca a far emergere in modo inequivocabile le criticità di tale dramma affinché il legislatore possa individuare gli errori compiuti e con il senno di poi applichi quei correttivi affinché migliori la sicurezza dei nostri giovani che continueranno a realizzare esperienze di studio e di vita in una Europa migliore e più sicura – conclude Maestrini – spero in un interessamento ufficiale affinché sia data giustizia a queste ragazze e si chiuda un capitolo che vorremmo tenere solo per noi, senza dover più esternare al di fuori tutto il nostro dolore».  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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