Sicurezza
Un campetto intitolato a Leo
In zona Pizzetti c’è un vecchio terreno dove il 14enne giocava a calcio con i suoi amici. Dopo la sua morte gli abitanti chiedono di mettere una targa. «Si respira la sua anima»
GROSSETO. Il vecchio terreno di fronte alle case si era trasformato – nel tempo – in un piccolo campo di calcio. Ci giocava anche Leonardo Mazzei, il 14enne morto martedì notte dopo un incidente sulla dritta del Madonnino. E adesso, dopo la tragedia, i suoi amici sono tornati qua a piangere.
Hanno pianto accanto agli alberi che circondano il campetto, hanno pianto attaccati alla porte e hanno fatto qualche tiro svogliato in sua memoria con la morte nel cuore. Hanno parlato di lui, hanno versato lacrime.
E ora in molti nel quartiere vorrebbero che quel campetto, all’apparenza anonimo, fosse intitolato a Leo. Sperano in una targa. Perché «qua – dicono – respira ancora la sua anima».
Siamo a Grosseto in via Grifoni d’oro, alle spalle di via Segni, nella zona di via Orcagna. Una zona residenziale tranquilla. Davanti ad alcune case sorge questo campetto improvvisato nato dal niente in questi anni, senza un perché e senza un nome, senza alcun obiettivo che non sia stato quello di dar sfogo alla voglia di libertà e gioco degli adolescenti. Un hobby solo interrotto dallo sporadico urlo di poche persone che vivono nei palazzi vicini e che, innervositi dai rumori del pallone, a volte gridano di smettere dalla finestra. Ma per fortuna sono casi rari; per il resto il terreno ha fatto divertire decine di ragazzini, che giocando in modo sano hanno contribuito a tenerlo pulito. «Alcuni genitori hanno pure messo queste due porte», ricorda una mamma con gli occhi lucidi, indicando le estremità del campo dove, a forza d’esser calpestato, l’erba non cresce più. Ci sono comunque diversi alberi e l’atmosfera appare serena. Ma in realtà aleggia un’aria di morte.
«Lo spirito di Leo è qua», racconta questa donna che abita in via Grifoni d’oro. Leonardo Mazzei frequentava questo posto. «Da un paio d’anni lui e i suoi amici venivano qua a giocare davanti alle nostre case: c’era sempre anche lui. Arrivavano pure da altre parti della città: avevano scoperto dal niente questo fazzoletto di terra». Studenti delle superiori, alcuni dell’Agrario come Leo, altri dell’Iti. Si sistemavano qua davanti dove c’è un parcheggio a lisca di pesce e la strada è chiusa – sul campetto sono affacciate diverse villette – e tiravano fuori il pallone. Come per magia, «questo terreno si animava e trasformava in un luogo di aggregazione per ragazzi di varie fasce d’età. Tuttora vengono a giocarci amici di mio figlio». Leonardo Mazzei ha giocato qua fino a un paio di settimane fa, poi «doveva studiare per il patentino dello scooter (il veicolo con cui avrebbe trovato la morte, ndr) e aveva interrotto, in attesa di riprendere».
All’indomani della sua morte, i suoi amici si sono ritrovati nel campetto di via Grifoni d’oro. E hanno provato a giuocare di nuovo. Le ultime partite, in questi giorni, sono state nel segno della sofferenza. Non c’era più la sensazione di svago di un tempo: era sempre lo stesso posto (all’apparenza tranquillo) di un tempo, ma stavolta si respiravano dolore e una sensazione di calma surreale. «I ragazzi si sono ritrovati all’ombra di questi alberi, a parlare fitto fitto, poi con il pallone si sono messi a fare svogliatamente qualche passaggio in qua e là. Probabilmente è stato un modo terapeutico per sentire Leo insieme a loro».
Adesso, proprio guardando i loro figli gli adulti del quartiere vorrebbero che fosse messa almeno una targa per Leonardo. «Probabilmente il terreno è di proprietà comunale, ma non sappiamo». Nel tal caso la richiesta sarebbe da avanzare all’assessore allo sport del Comune di Grosseto Fabrizio Rossi. Intitolare pubblicamente il campo a Leo «sarebbe un gesto simbolico rivolto a tutti i ragazzini che continuano a venire qua e un modo per stare accanto ai genitori di Leonardo, perché qua respira ancora l’anima del loro figlio».
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