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Bonus 110 e sconti in fattura: mazzata per le imprese edilizie della Maremma

Un cantiere edile (foto Silvi)
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Un cantiere edile (foto Silvi)

Vichi (Cograe): «Le ditte locali hanno fino a 60 milioni di crediti non riscossi». Bruni: «Il lavoro c’è ma non ci pagano». Giannini: «Pratiche sotto esame da tre mesi»

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Grosseto. L’80 per cento delle imprese edilizie grossetane rischia di chiudere. Bonus 110, sconti in fattura e cessione del credito avrebbero dovuto rappresentare una mano “dall’alto” tesa verso il settore dell’edilizia, che zoppica da 14 anni. Ma non è stato così. A detta di chi lavora in questo settore, questi “aiuti” hanno rappresentato la mazzata finale.

«Le imprese maremmane hanno tra i 50 e i 60 milioni di crediti che devono ancora essere riscossi», dice Francesco Vichi, titolare della ditta “Edil Vichi”, nonché presidente del “Mestiere edile” di Cna Grosseto e del Consorzio Cograe, il Consorzio artigiani edili. Insomma, uno che il settore lo conosce bene. «Ho visto colleghi 60enni mettersi a piangere perché per la prima volta in 40 anni di attività non sono riusciti a pagare le ricevute bancarie», continua l’imprenditore, che teme un collasso generale nel breve tempo di tante imprese, soprattutto perché «l’80-90 per cento dei cantieri grossetani sono stati fatti sfruttando i bonus edilizia o facendo affidamento sulle cessioni del credito», continua.

Una situazione tragica, confermata anche da altri due imprenditori maremmani. «Stiamo vivendo una pesante crisi di liquidità a causa del blocco della cessione del credito. Molte imprese sull’orlo del fallimento», dice Ettore Bruni, titolare della Bruni srl. «Non è che non ci sia il lavoro, anzi. Il problema sta appunto nella mancata liquidazione», continua.

E infatti, secondo Vichi, ogni azienda edile maremmana ha, in media, dai 300 mila euro ai tre milioni di euro da riscuotere. «Inizialmente eravamo tutti entusiasti all’idea dei bonus», racconta Pedro Giannini, titolare della ditta “Sem”, che si occupa di manutenzione e installazione ascensori e che in questi ultimi mesi ha usato lo sconto in fattura del 50 per cento. Ma adesso ha all’incirca 650mila euro di crediti da riscuotere, bloccati, inaccessibili.

All’inizio tutto sembrava andare per il verso giusto: «Prima del blocco, una volta caricata la documentazione sul portale per richiedere la cessione del credito, si aveva la liquidità in un mese al massimo – racconta Bruni – Ho caricato delle pratiche da circa tre mesi e risultano essere ancora sotto esame».

Secondo Giannini, il sistema ha iniziato a scricchiolare già all’inizio dello scorso anno, per poi bloccarsi completamente il 12 novembre 2021, quando è stato emanato il “decreto antifrode” sulle detrazioni fiscali in edilizia. «Siamo ripartiti a febbraio, quando sono state cambiate di nuovo le regole», continua Giannini che, infatti, a un certo punto ha scelto di dire «basta» allo sconto in fattura. «Non posso più permettermi di non riscuotere. Adesso lavoro solo se mi viene pagato l’acconto e il resto quando ho finito di montare l’ascensore».

Gli imprenditori devono pagare gli stipendi dei propri dipendenti e i contributi: «Altrimenti – dice Bruni – non viene rinnovato il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) e non si può neanche più riscuotere». Alcuni di loro, addirittura, avevano addirittura ingrandito l’organico, visto il boom di lavori. Vichi, ad esempio, ha assunto cinque dipendenti, Giannini uno il mese scorso.

«Quando sono stati lanciati i bonus mi sono programmato i lavori dei prossimi due anni e per questo avevo assunto persone in più – racconta Vichi – E non ho intenzione di licenziarle. Invece di essere premiati, perché creiamo lavoro e diamo una mano a chi è in difficoltà, ci vengono messi i bastoni tra le ruote». E questa, secondo l’imprenditore, è l’ennesima riprova del fatto che nessuno crede più nell'edilizia. A gravare sulle loro spalle sono anche i continui aumenti: «Ogni primo del mese aumenta il materiale. I preventivi fatti mesi fa non ci garantiscono più un margine di guadagno – dice Giannini – Non ho il coraggio di andare dai condomini a dire loro che mi devono pagare ancora di più». 

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