Il Tirreno

Grosseto

La festa della Repubblica

Medaglie d’onore consegnate ai figli e ai nipoti degli internati

Pierluigi Sposato
Medaglie d’onore consegnate ai figli e ai nipoti degli internati

Commozione alla cerimonia in Prefettura

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Grosseto Ci sono storie di sofferenze indicibili – e forse mai raccontate fino in fondo, forse nemmeno mai accennate, da chi le ha vissute in prima persona. Sono le storie degli internati nei campi di concentramento, nel corso della Seconda guerra mondiale. Storie di quasi ottanta anni fa che vivono ancora oggi attraverso i figli, i nipoti. E che devono vivere ancora perché la memoria dell’orrore non vada dispersa, dimenticata, trascurata.

Anche in Maremma vivono persone i cui padri sono stati deportati nei lager. A loro, e sono più di ottocento ancora in tutta Italia, alla loro memoria, la Repubblica ha deciso di consegnare una medaglia d’onore, una forma di riconoscimento, un modo per ribadire che le loro vite non sono trascorse invano. E così la commozione era palpabile ieri in Prefettura, in occasione della festa della Repubblica, quando a quattro maremmani sono state consegnate le medaglie per i loro parenti, tutti militari, tutti deceduti. Francesco Castelli, di Grosseto, l’ha ricevuta per il padre Arcangelo, nato a Marta di Viterbo, internato nello stalag I a di Lipsia dal 12 settembre al 1943 al 19 aprile 1045. Una medaglia è stata consegnata a Giuseppe Di Fabio, di Grosseto, nipote di Giovanni Daga, nato a Mamoiada nel 1922, internato a Metz in Francia dal 22 settembre 1943 al 4 agosto 1945.

Un’altra a Luciano Fedeli, figlio di Alteo, nato a Massa Marittima nel 1922, internato nello Stammlager IV F di Hartmannsdorf in Germania, dal 20 settembre 1943 al 17 aprile 1945. L’ultima ad Adriano Renis, di Marina di Grosseto, oper il padre Giuseppe, nato a Copertino (Lecce) nel 1917, internato a Kiel e Wietzendorf, in Germania, dal 9 settembre 1943 all’8 maggio 1945. Commozione ma anche orgoglio. Il medesimo che ha accompagnato anche gli altri insigniti con le Onorificenze all’Ordine del merito della Repubblica italiana (Omri): il colonnello Mario Martorano dell’Aeronautica militare, il primo luogotenente Angelo marini, sottufficiale dell’Am, il professor Epimaco Pagano, già insegnante di scuola primaria all’istituto comprensivo di Civitella Paganico. Le due cerimonie hanno chiuso gli eventi iniziati al mattino in piazza Duomo con l’alzabandiera (alle 20 l’ammainabandiera), davanti ai reparti militari, alla Filarmonica, ai sindaci, ai tanti cittadini che hanno affollato anche il sagrato e le gradinate.

Ha letto il messaggio del presidente Sergio Mattarella (riferimenti alla guerra e all’accoglienza nelle sue parole indirizzate ai prefetti) un rappresentante della Consulta degli studenti, Mattia Ballini. E a lui, ma anche ai sindaci, in un ideale abbraccio che ha compreso tutte le istituzioni, le associazioni e i singoli maremmani, si è rivolta la prefetta Paola Berardino nel suo discorso. La prefetta ha parlato dell’apporto insostituibile delle amministrazioni comunali, efficaci articolazioni sul territorio, soprattutto in occasione dell’emergenza dovuta alla pandemia. Ha parlato di una prova superata. E ha incoraggiato gli stessi sindaci a superare la nuova prova che i Comuni dovranno affrontare, quando dalla resilienza saranno chiamati a misurarsi con gli interventi previsti dal Pnrr. La dottoressa Berardino ha sottolineato che questa festa cade in occasione di due anniversari particolari, due trentennali: quello del trattato di Maastricht, ricordato anche dal presidente Mattarella, e quello della strage di Capaci. Due momenti significativi per la nostra repubblica.

E a conclusione della cerimonia, con la Croce rossa intervenuta per il leggero malessere risolto in breve di uno dei rappresentanti delle associazioni d’Arma schierati ai piedi del sagrato, ha poi regalato una copia della Costituzione a Ballini. Perché gli studenti, di cui lui è stato rappresentante in questa circostanza, non sono meno importanti nella costruzione dello Stato. A lui, a loro, è affidato il nostro futuro.

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