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Gessi rossi: Venator, subentra la Regione: “Divieto” di cassa integrazione
Spuntano nuove ipotesi per luoghi alternativi di stoccaggio dei rifiuti
Scarlino A due giorni dall’incontro fra sindacati e Regione per districare il garbuglio dei gessi rossi di Venator, si deposita un po’ di polvere e s’intravede una strategia.
Dal conclave con gli assessori Monni e Marras, affiancati dal direttore del dipartimento Ambiente – presenti Cgil, Cisl, Uil e Ugl, con rappresentanti delle segreterie regionali, delle categorie e della Rsu aziendale – sono venuti fuori alcuni punti fermi. Regione Toscana, come aveva chiesto un paio di settimane fa la Cgil grossetana, entra in campo in modo pesante chiamando in causa il presidente Giani.
Viene mandato all’azienda il messaggio che la cassa integrazione non è accettabile, e le tre questioni di fondo (stoccaggio a piede di fabbrica, investimenti per ridurre gli scarti e scelta di un sito di deposito di lungo periodo) dovranno essere affrontate in simultanea e non in successione. Sono in sostanza le basi a partire dalle quali nelle prossime settimane si cercherà la quadratura del cerchio.
Oggi pomeriggio, intanto, il sindacato incontrerà la dirigenza aziendale, e successivamente si terrà un’assemblea con tutti i lavoratori. La prossima settimana, poi, il presidente della provincia Limatola siederà a capotavola all’incontro in cui sarà ufficializzato l’ingresso della Regione, che prenderà le redini della situazione.
L’obiettivo è un protocollo d’intesa con impegni che ciascuno dovrà prendersi per superare la fase di stallo. E dare una soluzione definitiva ai diversi problemi per garantire la continuità produttiva all’azienda e salvaguardare i posti di lavoro.
Soddisfatti i sindacati, che hanno partecipato all’incontro; anche se con sfumature diverse fra loro. «Avevamo chiesto un intervento diretto della Regione in virtù delle sue competenze in materia ambientale e di attività produttive – spiega Fabrizio Dazzi, segretario della Filctem – e anche che non ci fossero discussioni separate sui diversi problemi in campo».
«Devo dire – aggiunge – che non ci è piaciuta la modalità con cui l’azienda ha comunicato all’esterno la decisione di mettere in cassa integrazione il 25% dei dipendenti. Per noi questa è una scelta irricevibile, e tengo a sottolineare che sarebbe penalizzante per la gran parte dei lavoratori dell’indotto, non pochi, perché avrebbero difficoltà ad accedere agli ammortizzatori sociali. Quanto allo stoccaggio dei gessi a pie’ di fabbrica – conclude – abbiamo appreso con sorpresa che l’azienda aveva presentato il progetto al Suap del Comune di Scarlino già a giugno del 2021, ma che la documentazione è arrivata in Regione solo nel settembre successivo: salute e lavoro non sono in antitesi, ma abbiamo l’impressione che qualche volta ci sia stata approssimazione nella presentazione e gestione dei progetti».
Katiuscia Biliotti, segretaria generale Cisl di Grosseto tiene da parte sua a ringraziare innanzitutto la Regione, e poi spiega: «Abbiamo richiesto un tavolo con tutti gli attori per cercare una soluzione comune per il bene dell’intero territorio, sia dal punto di vista ambientale che occupazionale. Non trovare una soluzione all’attività lavorativa sarebbe un dramma occupazionale, anche in prospettiva futura per nuovi investimenti, sarebbe una tragedia sociale soprattutto per un territorio già fragile come il nostro, praticamente privo di manifatturiero».
Nel corso della riunione a palazzo Guadagni Strozzi Sacrati, in piazza Duomo a Firenze, fra le altre cose si sarebbe discusso anche di una eventuale localizzazione del nuovo sito di stoccaggio dei gessi per il futuro. Una volta trovate la soluzione alla riduzione delle quantità. In pole position ci sarebbero la cava della Vallina (Gavorrano) o un terreno di proprietà di Nuova Solmine, in adiacenza all’impianto di Venator, nell’area industriale de La Botte. Ipotesi naturalmente tutte ancora da verificare sotto il profilo tecnico e geologico.
«L’impressione che abbiamo avuto da quello che ci ha illustrato la Regione – sottolinea a sua volta Fabio Bogi, che rappresentava la segreteria regionale dell’Ugl – è che la situazione sia tutt’altro che semplice. Siamo preoccupati che rispetto ai contenuti della relazione tecnica del Noe, che non abbiamo visto, l’azienda si possa trovare nelle condizioni di non corrispondere alle aspettative dei lavoratori, aprendo una crisi che magari ha l’esito di quella dell’acciaieria di Piombino».
«La Regione – conclude – ci ha detto che i progetti presentati da Venator parlano di ripristino ambientale, quando il contesto è quello di una discarica. Ad ogni modo noi non accetteremo il ricatto occupazionale, anche perché non abbiamo mai fatto la cassa integrazione con due linee produttive su tre in marcia». l
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