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Capalbio, cena senza ricevuta e senza pagare le tasse: stangata sul falso circolo

Il comando della guardia di finanza di Grosseto (foto agenzia bf)
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Il comando della guardia di finanza di Grosseto (foto agenzia bf)

La finanza scopre un'evasione di 150mila euro tra ricavi in nero e mancato versamento dell'Iva

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CAPALBIO. La guardia di finanza ha scoperto un falso circolo ricreativo che, in realtà, svolgeva attività come un comune ristorante senza però pagare le tasse previste per questa attività, assumere a dovere i dipendenti, garantire ai clienti la tracciabilità dei prodotti richiesta dalla normativa.

Nei guai è finito un circolo di Capalbio. Secondo le fiamme gialle mancano all’appello 120mila euro evasi al fisco di ricavi in nero e 30mila euro di Iva, mai versati.

L’operazione è iniziata lo scorso agosto, periodo a cui risale il primo accesso dei finanzieri che hanno portato avanti una complessa indagine di polizia economico-finanziaria, anche con lo sviluppo di accertamenti bancari e, una volta nei locali, individuando gli avventori presenti. Costoro o non avevano alcun tipo di titolo associativo, ad esempio la tessera, né avevano mai partecipato ad attività del circolo, o stavano firmando in quel momento una semplice scheda informativa per ottenere sul momento il rilascio del simbolico di una tessera, cosa che comunque non è sufficiente a definirsi “soci”.

Si trattava, dunque, non già di soci, ma di clienti veri e propri.

Da parte sua l’attività era tipicamente quella di un ristorante, con tanto di piatti tipici maremmani, tra i quali figurava la “bisteccata”. I finanzieri hanno potuto verificare anche che, d’estate, il falso circolo metteva a tavola la sera una quarantina di clienti.

L’analisi dei flussi finanziari di quello che la finanza definisce “falso circolo – vero ristorante” ha permesso alla finanza di risalire a ricavi in nero per 120mila euro negli ultimi anni (anche prima del Covid) con violazioni Iva per 30mila euro.

Come circolo, un’attività gode di un trattamento diverso rispetto a quello di un’attività commerciale, come è quella di un ristorante. Mentre un ristorante, a seconda dello scaglione fiscale, può arrivare a pagare tasse per il 40-45% dei ricavi, deve assumere personale secondo la normativa sul lavoro, pagandogli i contributi, ha l’obbligo di tracciare la merce, a tutela dei clienti e, dunque, applica prezzi più alti, il circolo questi obblighi non ce li ha, gode di un regime fiscale agevolato e dunque può fare prezzi più bassi. Ma solo se la sua è effettivamente l’attività di una associazione. Se così non è, si produce una concorrenza sleale rispetto ai ristoratori.

Ed è proprio per tutelare la leale concorrenza che la finanza ha dichiarato una guerra a 360 gradi contro chi viola la legge. Dalla provincia di Grosseto le segnalazioni alla finanza fioccano, sia da parte di associazioni di categoria, sia da parte di clienti, che restano stupidi di non ricevere lo scontrino alla fine della consumazione.

 

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