Attenzione
LA NOSTRA SALUTE
Emorragia di medici dalla sanità pubblica
Matteo Scardigli
I dottori lasciano il posto fisso per il settore privato. Allerta del sindacato: «Il sistema emergenza-urgenza è già collassato»
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GROSSETO. «Una volta entrare in ospedale era un sogno, oggi il sogno è andare via». Riassume così Marino Artuso, referente di Anaao Assomed Toscana (l’associazione nazionale aiuti e assistenti ospedalieri) per Asl Toscana sud est, l’emorragia di medici dalla sanità pubblica grossetana che mette a rischio la tenuta dell’intero sistema.
Carenza di personale, mancanza di un ricambio generazionale, stipendi fino 30 per cento in meno rispetto alla media europea, stress da superlavoro. Piegati da turni insostenibili e delusi dalla mancanza di investimenti sulla sanità ospedaliera, che dopo aver retto la piena del Covid è stata messa nel dimenticatoio, anche i medici della provincia si uniscono ai colleghi toscani nella transumanza verso il settore privato.
«Conosciamo i dati sui pensionamenti, abbiamo chiesto all’azienda quelli sui licenziamenti volontari ma non ce li ha ancora forniti», premette Artuso, che poi aggiunge: «Sappiamo che un dirigente e una dottoressa del Misericordia, entrambi convenzionati e assunti con contratto a tempo indeterminato, sono già andati via. E altri quattro se ne vogliono andare, dei quali due del 118».
Un sistema, quello dell’emergenza-urgenza, che «non è prossimo al collasso: è già collassato», allerta il referente, raccontando che «la centrale del 118, ogni sera, deve chiamare per sapere chi è in servizio (se il medico o l’infermiere) o proprio se c’è qualcuno. La situazione più critica – sottolinea – si riscontra nel territorio delle Colline Metallifere».
Un’evidenza che conferma le conclusioni tratte dall’associazione: le maggiori cessazioni si vedono proprio fuori dalle aree metropolitane.
Il problema dei medici che lasciano gli ospedali del Granducato si è notevolmente aggravato negli anni. Nel 2021 sono state 273 le cessazioni volontarie, 200 in più rispetto ad appena sette anni prima. Questo significa che nell’ultimo anno ben oltre i 3 percento dei medici toscani si è licenziato dal proprio posto di lavoro per continuare la professione in modo differente: specialisti ambulatoriali, medici di famiglia, pediatri di libera scelta o impiegati nella sanità privata convenzionata.
Per Anaao il “danno” al Servizio sanitario nazionale è aggravato dal fatto che in questi due anni di pandemia il compito dei medici è stato frammentato in altri doveri legati al virus: come i percorsi Covid, che hanno rallentato e appesantito le già lunghe liste d’attesa per tutte le altre prestazioni sanitarie.
Dall’altra parte, nel privato, per il segretario generale di Anaao Assomed Toscana Flavio Civitelli «i professionisti cercano orari più flessibili, maggiore autonomia professionale, minore burocrazia, un sistema che valorizzi le loro competenze, un lavoro che permetta di dedicare più tempo ai pazienti».
Secondo Civitelli «è forte la necessità di avere una vita privata e non sacrificare la famiglia: tutte necessità difficili da conciliare con la carenza di personale, i turni disagevoli, i fine settimana quasi tutti occupati da guardie e reperibilità, con la difficoltà nel godere delle ferie maturate».
La goccia che ha fatto traboccare il proverbiale vaso, chiosa ancora Artuso, è «l’irriconoscenza nei confronti di coloro che erano stati definiti “gli eroi della pandemia”, ma che sono eroi anche oggi. Ogni medico che se ne va – aggiunge – è un campanello d’allarme, e la mancanza di professionisti è un fenomeno che ormai ha contagiato anche gli ospedali. Abbiamo comunicato all’azienda che faremo un incontro con i sindaci del territorio, perché – conclude – è giusto che i territori sappiano in che condizioni si trova la sanità».
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