Sicurezza
Grosseto, niente carcere all’ex caserma Barbetti
Slitta ancora il passaggio della struttura al ministero della Giustizia
GROSSETO. Questo carcere non s’ha da fare, e – a cascata – neanche l’ostello culturale.
Sono ormai passati quasi due anni da quel fatidico 28 maggio 2020, quando il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna annunciò in pompa magna la firma dell’intesa tra il ministero della Difesa, Demanio e ministero della Giustizia, che doveva dare il via libera al progetto di riconversione dell’ex caserma “Rotilio Barbetti” di via Senese in nuovo istituto penitenziario nel territorio toscano, e quindi la liberazione della casa circondariale di via Saffi da trasformare – si ipotizzò all’epoca – in un ostello culturale.
Le tre firme sul documento sono quelle dell’ex ministro Lorenzo Guerini (Difesa), dell’ex direttore Antonio Agostini (Demanio) e Alfonso Bonafede (Giustizia).
Il primo doveva restituire la struttura al secondo, che poi l’avrebbe ceduta al terzo in cambio del carcere di via Saffi. Altre sigle sul documento sono – tra le altre – dell’ex prefetto del capoluogo maremmano Fabio Marsilio, della sua predecessora Cinzia Torraco e del primo cittadino.
Accoglievano la lieta novella don Enzo Capitani, cappellano del carcere, e il vescovo di quegli anni, Rodolfo Cetoloni, perché la struttura di via Saffi era (ed è ancora) totalmente inadeguata per ipotizzare attività di rieducazione e riabilitazione, cioè la funzione stessa del carcere così come stabilito in maniera chiara dalla Costituzione.
Ed esprimevano compiacimento il presidente di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi (assessore all’urbanistica) e il segretario Fns Cisl Francesco Barzagli per il mantenimento della sicurezza sul territorio e per la risposta alle esigenze di detenuti e personale.
Il meccanismo, forse complice il Covid, già pochi mesi dopo iniziava a dare segni di cedimento. A novembre dello stesso anno era il sindacato Uilpa degli agenti penitenziaria a sollecitare i lavori di ristrutturazione all’ex Barbetti, che – dati del ministero della Giustizia, aggiornati a marzo 2020 – ospita un totale di 24 detenuti a fronte di 15 posti regolamentari a disposizione.
La giunta, nel frattempo, con una determina dirigenziale firmata il 14 dicembre di quell’anno conferiva all’ingegner Emanuele Manusia l’incarico per la redazione di stima e valutazione delle potenzialità di riqualificazione funzionale dell’immobile destinato a entrare nelle disponibilità del Comune. «È solo l’inizio di un’operazione che non si farà certo in un anno», preannunciava – profetico, suo malgrado – l’assessore ai lavori pubblici Roberto Ginanneschi.
Per monitorare il passaggio degli immobili, infatti, la prefettura aveva istituito un tavolo fra i rappresentanti delle istituzioni nazionali e quelle del territorio. Il primo incontro si è tenuto a novembre 2021, il secondo questo mese di febbraio. Nel frattempo la prefettura continua i sopralluoghi all’ex caserma.
Giovedì scorso, però, il ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili ha pubblicato il report degli interventi per l’edilizia giudiziaria e penitenziaria effettuati dai Provveditorati per le opere pubbliche: 540 milioni di euro per 58 interventi, distribuiti su tutto il territorio nazionale, di efficientamento degli edifici giudiziari e penitenziari finanziati con i fondi del Pnrr (il piano nazionale di ripresa e resilienza) e del Pnc (il piano nazionale complementare).
Nel report si legge che il Provveditorato per la Toscana, le Marche e l’Umbria ha affidato l’incarico di progettazione esecutiva, architettonica e impiantistica per i lavori presso l’edificio sede del Tribunale e della Procura per i minorenni di Firenze. E questo, per il Granducato, è tutto.
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