Gioco
Tassa di soggiorno, i conti non tornano. Tanti i furbetti specie tra i privati
L’assessore Ciompi: «Scostamenti anche del 40 per cento Potrebbero essere dei semplici errori, comunque sanabili»
FOLLONICA. I “furbetti” della tassa di soggiorno. Che si sono dimenticati di corrispondere l’imposta relativa alle presenze, nelle proprie strutture ricettive, dei turisti registrati in città.
Un fenomeno che il Comune di Follonica ha scoperto durante i controlli effettuati nelle scorse settimane e relativi al 2021 e che, in attesa di verifiche più precise e puntuali, sembra assumere proporzioni abbastanza sostanziose con scostamenti fino al 30-40 per cento fra le presenze effettive e le imposte versate, non solo per gli affitti brevi ma anche per le strutture ricettive tradizionali. La nuova gestione dei flussi della tassa di soggiorno era partita lo scorso giugno con l’adozione da parte del Comune di Follonica del software StayTour, piattaforma che permette di incrociare i dati delle presenze turistiche con quello degli affitti presenti sulla maggior parte delle piattaforme online: con la gestione affidata al nuovo programma è infatti possibile creare un elenco di affitti che non sono presenti nelle banche dati della Regione Toscana facendo emergere le situazioni irregolari, il tutto in aggiunta alle consuete registrazioni e segnalazioni delle presenze operate da hotel, campeggi e strutture ricettive tradizionali.
Grazie ad un controllo incrociato è però emersa una notevole incongruenza tra i dati relativi alla tassa di soggiorno comunicati dai privati cittadini e dalle attività ricettive al Comune di Follonica: le verifiche hanno fatto emergere delle discrepanze definite «macroscopiche» dagli amministratori tra il numero di turisti registrato in città e le imposte versate.
«È un fenomeno che ancora dobbiamo approfondire – conferma l’assessore al bilancio Francesco Ciompi – i controlli riguardano il 2021, anno per il quale abbiamo confrontato i dati relativi alle presenze che sono state dichiarate al Comune di Follonica e quelli, forniti dall’Agenzia delle entrate, relativi alle dichiarazioni di presenza fatte sul portale “Alloggiati web”, e i conti non tornano. Potrebbero non essere stati dichiarati gli esenti e quindi si potrebbe abbassare la differenza che resterebbe comunque sensibile, alcune strutture e privati hanno scostamenti importanti che in alcuni casi raggiungono anche il 40 per cento fra quanto dichiarato e le presenze effettive. L’analisi riguarda non solo gli affitti brevi degli appartamenti ma anche alberghi, campeggi e le tradizionali strutture ricettive».
Il fenomeno insomma c’è, e sembra anche abbastanza radicato, ma servono comunque degli approfondimenti soprattutto perché l’anno passato è stato il primo che ha visto l’utilizzo della nuova piattaforma e magari qualche errore fisiologico può essere stato commesso, anche se vista l’entità abbastanza elevata delle incongruenze (il Comune non ha però fornito fino a oggi dati o numeri ufficiali) pensare solamente a disguidi di comunicazione appare difficile.
«Vogliamo invitare le strutture o i privati che pensano di aver commesso delle inesattezze nelle dichiarazioni a verificare la trasmissione dei dati – continua Ciompi – basterà prendere contatti con gli uffici comunali in modo da sanare le varie posizioni ed evitare di incorrere nel recupero forzoso dell’imposta non versata. Ricordiamo che l’imposta di soggiorno consente all’amministrazione comunale di realizzare numerose migliorie per la città come quelli sul verde cittadino finanziati proprio con i proventi del 2021».
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