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Design Funzione Arte: l’evento dal pixel a Michelangelo digitale
La guru Serena Tabacchi presenta l’iniziativa che proietta la città nell’avanguardia web «Siamo nella fase di stabilizzazione di un fenomeno culturale che affianca la tradizione»
GROSSETO. Toccherà a Serena Tabacchi il compito d’introdurre il pubblico grossetano nel mondo dell’arte digitale e delle tecnologie che consentono alla creatività degli artisti contemporanei di colonizzare il web.
La giovane guru della digital art cresciuta nel mondo dell’arte tradizionale, a partire dalla sua esperienza alla Tate Gallery di Londra, è curatrice, direttrice e co-fondatrice del Mocda (il Museum of contemporary digital art) della capitale britannica e co-curatrice di “2121 Crypto Art is now”. A lei, fra l’altro, si deve la supervisione tecnica del lancio della prima opera letteraria italiana (“Novecento” di Alessandro Baricco) in formato Nft.
Cominciamo dall’Abc dell’arte digitale. Cos’è un “non fungible token” (Nft)?
«Sostanzialmente è un certificato digitale unico, scritto in blockchain, che dimostra la proprietà di oggetti da collezione, siano essi digitali o fisici. Oggi gli artisti li utilizzano per caratterizzare le proprie opere, soprattutto quelle digitali. In italiano non-fungible token (Nft) si traduce con “gettone non fungibile” o “non riproducibile”, un tipo particolare di token che costituisce atto di proprietà e certificato di autenticità di un bene unico scritto su un registro digitale le cui voci sono raggruppate in “blocchi”. I “gettoni” non sono quindi intercambiabili, come ad esempio le criptovalute. L’arte, per questa proprietà degli Nft, è stata uno dei primi ambiti di sperimentazione. La maggior parte degli Nft utilizza la tecnologia Ethereum».
Quindi si tratta di un’applicazione tecnologica adattata al mondo della produzione artistica?
«Sì, la tecnologia è quella della blockchain sviluppata a partire dal 2009 con la criptovaluta Bitcoin e successivamente applicata all’arte. La digital art è di fatto un’arte nativa digitale, come i primi “gaming”».
Che cosa caratterizza il mercato della digital art rispetto a quello delle opere d’arte tradizionali?
«È un mondo con molti meno vincoli, più fluido, nel quale i contenuti digitali possono essere venduti e acquistati in criptovalute, all’interno dell’ambiente web con sistemi decentralizzati che in pratica fanno a meno dello spazio fisico delle gallerie tradizionali».
Questo significa che vengono meno gli intermediari?
«Sì, almeno nel periodo di decollo della digital art la fase dell’intermediazione professionale è stata saltata in favore del contatto diretto tra l’artista e l’acquirente; tutto avviene in remoto via web. Nella fase più recente, invece, curatori e galleristi stanno tornando in auge. In molti casi, inoltre, si sviluppa un rapporto tra artista e committente, un po’, se vogliamo fare un paragone, come avveniva nel Rinascimento».
Le opere d’arte digitali sono pezzi unici?
«Non necessariamente. Come per quelle tradizionali, possono essere costituite da pezzi unici oppure da pezzi in serie numerata».
Facciamo qualche esempio di opera d’arte digitale
«Possono essere immagini statiche in formato Jpeg, ma anche Gif o Tiff ad alta risoluzione, opere di videoarte oppure di natura più installativa».
Tipo?
«Ci sono vari esempi. Come il gemello digitale del “Tondo Doni” di Michelangelo. L’artista statunitense Beeple ha creato un collage d’opere d’arte digitali “The first 5000 days”, che è stato considerato la prima opera d’arte Nft a essere battuta da Christie’s. Oppure i “Collectable”, figurine d’arte digitali collezionabili, i Cripo Punks, avatar in due dimensioni con estetica pixel (il “puntinismo digitale”), o le “Bored Apes”, le serie delle “scimmie annoiate”. Insomma, c’è una grande varietà di opportunità creative».
La digital art sta scalzando la produzione artistica tradizionale?
«No, è un mondo virtuale parallelo. L’una non esclude l’altra. Le metriche ci dicono che le opere d’arte digitali hanno avuto un successo repentino. Nella fase iniziale c’è stata una vera e propria inflazione. A mio parere ora siamo in quella della loro stabilizzazione come fenomeno culturale».
Molto spesso questo tipo di opere viene acquistato in forma anonima, Per quale motivo?
«Gli acquirenti di arte digitale hanno fra i 25 e i 50 anni. Persone con competenze digitali elevate che acquistano in modo anonimo ricorrendo alle criptovalute semplicemente per non essere bersaglio di pratiche illecite. Ma generalmente appena acquistano l’opera, questa viene esposta online per consentirne la fruizione a quante più persone possibile. L’anonimato, infatti, in questo senso, garantisce una maggiore libertà di azione».
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