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Manciano 

Muore a 52 anni il superattaccante Luca Bacheca

Paolo Mastracca
Luca Bacheca, 52 anni. A destra la fascia con i nomi dei compagni
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Luca Bacheca, 52 anni. A destra la fascia con i nomi dei compagni

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MANCIANO. Un velo di tristezza ha avvolto il comprensorio calcistico delle Colline del Fiora. Una malattia si è portato via Luca Bacheca, 52 anni, attaccante laziale che lascia un ricordo indelebile in campo e nel cuore di chi lo ha conosciuto e apprezzato.

A cavallo tra gli anni Novanta e il Duemila la sua fama di attaccante fortissimo è arrivata in Maremma quando venne ingaggiato dall’Aurora Pitigliano, squadra con cui vinse un campionato fantastico. A ricordarlo è Claudio Di Resta, attuale allenatore del Ribolla. «Luca è stato mio compagno di squadra nell’Aurora Pitigliano – racconta – e poi l’ho avuto come giocatore a San Quirico nel periodo in cui ero allenatore-giocatore. Era un bomber di razza, una seconda punta di grande valore, un ragazzo estroverso e generoso, all’apparenza burbero ma molto disponibile verso i compagni di squadra e l’allenatore. Era sempre di supporto alla squadra anche se talvolta non amava allenarsi ma il suo contributo è stato sempre importante».

Bacheca andò a giocare nel San Quirico agli albori dell’era del presidentissimo Andrea Urso che portò in alto la squadra. «Quando subentrai nella carica di presidente – ricorda Urso – Bacheca era il giocatore più importante che trovai, carismatico e generoso, importante anche all’interno dello spogliatoio e soprattutto aveva un rapporto solido con il paese. Con San Quirico c’era un’empatia e un affetto reciproco, tanto che la sua scomparsa ha destato molto dolore. È uno di quei giocatori che ha segnato un’era nel nostro calcio».

Dopo San Quirico Bacheca passò al Manciano dove sbocciò il grande feeling con l’allenatore Alessandro Renaioli. «Il suo esordio – ricorda Renaioli – avvenne ad Abbadia San Salvatore contro l’Amiata. Pareggiammo 3 a 3 e Luca realizzò una tripletta». Renaioli ne parla con dolcezza, quasi che Luca fosse un figlio prediletto con tante qualità che avevano bisogno di essere stimolate e supportate per esprimersi compiutamente: «Spesso rimproverava i compagni in campo e questo aveva creato malumore nella squadra. Allora parlai con tutti i giocatori e dissi loro di reagire con un sorriso ai rimproveri di Luca. Fu uno stratagemma vincente. Bacheca spesso veniva squalificato. Quell’anno invece, era la stagione 2002-2003, non prese neanche una squalifica e vincemmo un supercampionato con lui e Cappelletti che insieme segnarono 50 gol. Il giorno della vittoria del campionato gli regalai la fascia di capitano biancorossa con il nome di tutti i compagni di squadra, quella fascia che ieri sono andato a consegnargli affinché stia con lui per l’eternità». Per un periodo Bacheca ha giocato nel Sorano. «Tecnicamente era fortissimo – ricorda l’attuale allenatore Emilio Baldoni – e fuori dal campo eclettico, carismatico e specialista nelle punizioni. Preferiva giocare le partite piuttosto che allenarsi ma si allenava lo stesso con piacere perché apprezzava le nostre merende-cene a fine allenamenti». I funerali si svolgeranno oggi alle 15 nella chiesa di San Giuseppe a Santa Marinella, la sua città in cui il fratello Roberto è stato sindaco dal 2008 al 2017.
 

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