Toscana
Simulazione di reato “Ape” è sotto processo dopo una segnalazione
Avrebbe inventato di essere stato vittima di minacce con una bottiglia di benzina, cartucce e croci disegnate
Grosseto. “Ape”, al secolo Michele Rossi, è sotto processo: simulazione di reato, l’ipotesi contestati.
Erano i giorni della fine di agosto del 2019 quando Rossi, oggi 53 anni, aveva chiamato le forze dell’ordine raccontando che al mattino, in via Giordania dove aveva stabilito la sua roulotte da qualche tempo, aveva trovato una bottiglia di vetro contenente benzina e due cartucce da arma da fuoco sul cofano di due sue auto; sul parabrezza di entrambi i veicoli aveva trovato disegnata una croce con una vernice.
Le indagini condotte dalla polizia di stato avevano concluso che tutto sarebbe stato opera di Rossi, che avrebbe simulato un reato ai suoi danni da parte di ignoti, prima chiamando i carabinieri, poi facendo mettere a verbale il suo racconto negli uffici della Questura: sarebbe stato lui a mettere la bottiglia, sarebbe stato lui a posizionare le due cartucce calibro 12 da caccia, sarebbe stato lui a tracciare le croci. Una tesi respinta dal suo difensore, l’avvocato Filippo Maria Bougleux, che punta a sostenere che Rossi abbia semplicemente fatto una segnalazione.
Perché la polizia è giunta a queste conclusioni? Perché Rossi aveva consegnato agli agenti una terza cartuccia, spiegando che gli era stata lasciata in un precedente atto minaccioso nei suoi confronti e che le forze dell’ordine lo avevano consigliato di conservarla: impossibile, secondo la Questura, perché la cartuccia doveva essere presa in consegna dalla polizia giudiziaria come corpo di reato (tra l’altro Rossi non è autorizzato a detenere cartucce). Perché un amico di Ape aveva negato che durante quell’episodio vi siano state minacce con armi o munizioni. E le dichiarazioni di Rossi sarebbero da ricondurre alla volontà di attirare attenzione su di sé e sulle sue difficoltà di vivere con gli abitanti della zona, dove si era stabilito dopo tantissimi anni trascorsi lungo via Sonnino.
Ieri mattina, di fronte alla giudice Ludovica Monachesi, presente lo stesso Rossi, sono stati ascoltati i carabinieri che effettuarono l’intervento la mattina del 30 agosto 2019 dopo la telefonata fatta dall’uomo. Questi aveva raccontato che era andato ad aprire il recinto nel quale custodiva gli animali, nel prato vicino, e che aveva notato una bottiglia da birra: si era avvicinato, l’aveva annusata, aveva percepito l’odore della benzina. E la sera prima quella bottiglia non c’era, aveva aggiunto, perché nel giro fatto intorno alle 22 intorno alla roulotte, un giro fatto per controllo, non l’aveva notata. Le cartucce erano sul cofano di una Opel Kadett e di un Fiat Fiorino di sua proprietà, posteggiati sul prato vicino, sui cui parabrezza c’erano croci apparentemente disegnate con la vernice. Aveva detto di aver passato la notte nella roulotte e di essere uscito per parlare con un amico che l’aveva raggiunto dopo una telefonata. Prossima udienza ed esame dell’imputato a ottobre.
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