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Crisi dei cereali: la Maremma risponde con altri 15mila ettari da coltivare

Maurizio Caldarelli
Una rotoballa in un campo in Maremma (foto Agenzia Bf)
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Una rotoballa in un campo in Maremma (foto Agenzia Bf)

L'Ue autorizza l'uso di campi finora a maggese: torneranno produttivi per superare i problemi di approvvigionamento

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GROSSETO. Grazie a 15mila ettari di terreni, dislocati in tutta la provincia di Grosseto, l’agricoltura maremmana potrà dare una mano a superare la crisi dei cereali, dovuta sia dell’impennata dei prezzi che vanno dal +170% dei concimi, al +80% dell’energia e al +50% dei mangimi, ma anche per i mancati approvvigionamenti da Russia e Ucraina, i maggiori esportatori. L’Unione europea, venendo incontro alle richieste della Coldiretti, ha dato il via libera alla coltivazione di tutti quei terreni destinati a maggese in questa annata agraria. Campi tenuti a riposo per non stressarli, ma anche perché i proprietari, dopo anni di grandi difficoltà, non ce la facevano più a vendere grano e mais sotto al costo di produzione e hanno preferito abbandonare le coltivazioni. In questa maniera si potrà aumentare la produzione di grani duri e teneri e di mais, coltivando almeno per tutto il 2022 tutti i terreni di cui si dispone e non coltivarli più a rotazione.

«Questo provvedimento – commenta la direttrice di Coldiretti Grosseto, Milena Sanna – da solo non può bastare, ma può portare a una inversione di tendenza dell’attuale preoccupante situazione. Per anni le grandi industrie hanno speculato sui prezzi di acquisto sui coltivatori e pian piano ci troviamo alla riduzione delle coltivazioni, con un terzo di superficie in meno sul grano, sul mais, quando l’Italia era una dei maggiori produttori europei».

La decisione dell’Unione europea permetterà alla sola Toscana di mettere a coltivazione ben 60mila ettari, 15mila dei quali come detto in Maremma. Questo permetterà di dare nuova vita anche a campi abbandonati da anni, che i proprietari non avevano più coltivato perché non redditizi.

L’Italia potrà così essere più autosufficiente e non dipendere da Russia e Ucraina.

Decine di allevatori e agricoltori maremmani e delle province di Siena, Pisa e Livorno qualche giorno prima dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina si sono schierati al fianco di Coldiretti per protestare in piazza Rosselli, davanti alla prefettura di Grosseto, per chiedere lo stop alle speculazioni sui costi di produzione con il conseguente balzo dei beni energetici e delle materie prime. E dopo settimane di mobilitazione sono arrivate le prime buone notizie per il settore.

«Oltre ad aumentare la produzione con l’aumento dei terreni per ridurre la dipendenza dalle importazioni dei principali prodotti agricoli e dei fattori produttivi – prosegue la Sanna – si potrebbe cominciare anche altri mercati».

«In una situazione in cui una azienda agricola su tre è costretta a tagliare i raccolti o a razionare il cibo a mucche, asini e polli – aggiunge Fabrizio Filippi, presidente Coldiretti Toscana – le misure adottate sono importanti per invertire la rotta e non far chiudere le aziende agricole e gli allevamenti sopravvissuti. Abbiamo portato il livello della mobilitazione e del dialogo dalle piazze ai tavoli istituzionali regionali e nazionali per condurre le imprese agricole fuori dalle sabbie mobili fornendogli le basi, penso al decreto Salva Filiere, alla legge contro le pratiche sleali e all’agrisolare sui tetti di stalle e cascine, per riprogrammare un futuro più equo nella distribuzione del valore lungo la filiera e sostenibile con la produzione di energia pulita fino allo sblocco della coltivazione di quei terreni».

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