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Coronavirus: «Poche vaccinazioni ma tanto affetto: come cambia la “bolla” Covid a Grosseto
La primaria Nencioni: «Con la bella stagione il virus andrà a rallentare ma non dobbiamo distrarci. Attenzione ai contatti indiretti»
GROSSETO. Con la fine dello stato di emergenza non finisce la pandemia. Lo ripeteva pochi giorni fa il sottosegretario al ministero della Salute Andrea Costa e lo conferma oggi Cesira Nencioni, direttrice dell’unità operativa complessa di malattie infettive all’ospedale Misericordia.
La curva dei tamponi positivi grossetani è in salita, e quasi ogni giorno il bollettino di Asl Toscana sud est riporta puntualmente almeno un decesso. Una realtà che, vista dalla prima linea della “bolla Covid”, trova riscontro nella valutazione della primaria. «Stiamo lavorando sodo, come al solito. I contagi ci sono e vanno a colpire soprattutto le persone più fragili, magari pluripatologiche; per le quali il ricovero è quasi inevitabile», racconta Nencioni, che tuttavia una prima trasformazione l’ha individuata: «È cambiato proprio l’aspetto dei pazienti fragili. Oggi sono persone che vengono al pronto soccorso per altri motivi e scoprono qui di essere positive».
Un secondo mutamento ancora riguarda la connessione tra il virus e la polmonite (la Covid-19 è ormai, in letteratura medica, uno dei patogeni più noti all’origine della polmonite virale): «Grazie ai tanti farmaci monoclonali e antivirali che distribuiamo (di antivirali siamo arrivati a darne anche 10-15 al giorno) il rapporto è diminuito molto», racconta ancora la direttrice.
Il terzo cambiamento dovrà invece arrivare, appunto, con la cessazione dello stato di emergenza. «Il decreto mi è arrivato stamani (ieri) e non ho avuto ancora il tempo di leggerlo. Io però la mascherina non la voglio togliere», confessa Nencioni, più che preoccupata per il “liberi tutti”: «Avvicinandosi il 31 marzo, con discoteche e stadi che torneranno a riempirsi, la paura c’è. Anche perché – sottolinea – sembra che, oltre al contagio per via respiratoria, anche il contatto indiretto (tramite oggetti e superfici toccati da altri) contribuisca in modo rilevante alla diffusione del virus».
Questo nuovo corso coincide con l’arrivo della bella stagione, foriera di spensieratezza, ma la primaria mette in guardia: «Questa è la terza primavera di pandemia e abbiamo già visto come, con il caldo, il virus rallenta; certo, però, non va “in vacanza”. Oggi ci sono altri pensieri e tanta voglia di dimenticarsi del Covid, ma questa non è la strada giusta: la guerra non ci deve distrarre».
Una considerazione che la direttrice fa mettendo a confronto i dati di Grosseto con quelli della “cugina” Arezzo: «In termini di ospedalizzazioni, a parte la seconda ondata, noi siamo sempre stati più costanti nel numero. Ma come vaccinazioni siamo molto bassi, e loro potrebbero aver raggiunto un’immunità naturale, che è più forte di quella vaccinale, proprio per i tanti casi che hanno già avuto».
C’è, infine, una quarta variazione. «Ho notato che i grossetani si sono aperti molto nei confronti dei pazienti. Con la possibilità di far visita ai propri cari sono molti quelli che vengono, si cambiano, e portano conforto e vicinanza ai parenti allettati. È una nuova routine che fa piacere», conclude Nencioni.
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