Sicurezza
Per 35 anni portiere in ospedale. Si è spento il sorriso di Carotti
Uomo mite e garbato, ha coordinato il centralino del San Giovanni di Dio. Volontario appassionato, ricevette la medaglia d’oro per le donazioni di sangue
ORBETELLO. Orbetello piange Alfredo Carotti. Aveva 73 anni, era nato in riva alla laguna il 2 ottobre 1948.
Carotti si è spento all’ospedale Misericordia di Grosseto dove era ricoverato da alcuni giorni. Era malato da tempo ma ha combattuto fino alla fine contro la malattia. È morto per alcune complicazioni. A rendere il quadro clinico ancora più compromesso, da alcuni giorni, era arrivata la positività al Covid.
Carotti era stato per 35 anni il portiere dell’ospedale San Giovanni di Dio di Orbetello. Era il coordinatore del centralino. Un uomo mite e garbato, molto impegnato nel mondo delle associazioni: dalla Croce Rossa all’Avis che lo aveva premiato anche con la medaglia d’oro tanto era il suo impegno nelle donazioni di sangue.
La notizia della sua morte ha colpito molto la comunità orbetellana dove Carotti era molto conosciuto.
Fra i suoi grandi amici c’era Mauro Massucci, medico in pensione del San Giovanni di Dio che lo ricorda con immenso affetto.
«Alfredo potrebbe essere definito la classica persona per bene, corretto, onesto, sempre disposto a mettersi a disposizione di chiunque gli chiedesse un favore – dice Massucci – Il suo carattere, e quindi il suo comportamento, ben si confaceva all’ambiente lavorativo che era l’allora ospedale di Orbetello, dove il senso di amicizia e la disponibilità verso gli altri caratterizzavano il senso di appartenenza alla famiglia ospedaliera. Alfredo è stata la prima persona che ho conosciuto entrando in ospedale nel luglio 1973, quando fui convocato dall’amministrazione per prendere servizio in Medicina generale. Dovete immaginare un “pischello” di neanche 25 anni che – ricorda – va a presentarsi, timido e un po’ impacciato, al primario della sezione medica. Ebbene entrai nell’androne dell’ospedale poco prima del passo per la visita dei parenti. Non sapevo a chi rivolgermi. Allora pensai di far finta di nulla e aprii la porta d’ingresso che portava ai reparti di degenza, pensando che qualcuno mi avrebbe fermato. E fu allora che sentii la voce perentoria di Alfredo Carotti, mimetizzato tra la folla dei visitatori, che urlò: “Ma lei dove va?”. Finalmente qualcuno mi aveva fermato e così avrei potuto chiedere informazioni su dove andare e su dove si trovasse il primario. Da allora su quel “Lei dove va?” Abbiamo costruito una solida amicizia di quasi mezzo secolo».
Alfredo Carotti lascia tre figli, Adolfo, Marisa e Lucia e la moglie Angela.
La salma sarà portata al tempio crematorio dall’obitorio di Grosseto e i funerali saranno celebrati nei prossimi giorni. La data non è stata ancora decisa.
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