Il Tirreno

Grosseto

 

«Sono scappato dalle bombe russe. La mia cagnolina lasciata a una vicina»

Michele Nannini
Massimiliano Bianchi fotografato ieri a Follonica (Foto Giorgio)
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Massimiliano Bianchi fotografato ieri a Follonica (Foto Giorgio)

Massimiliano Bianchi gestiva in Ucraina una pizzeria. Una fuga rocambolesca in treno attraverso la Polonia 

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FOLLONICA. È scappato in fretta e furia dalla sua casa a Enerhodar, nel sud-est dell’Ucraina, in fuga dalle bombe russe e senza nemmeno riuscire a portar via la sua cagnolina. «Me la guarda una vicina di casa, anche se ci sono i russi ha detto che di lì lei non si muove».

Massimiliano Bianchi è uno degli italiani fuggito negli ultimi giorni dall’inferno ucraino, dove risiedeva da quasi 15 anni, ha lasciato l’abitazione che aveva comprato pochi mesi fa a sette chilometri dalla centrale atomica oggetto qualche giorno fa degli attacchi russi ed è ritornato dopo una fuga rocambolesca a Follonica, città dalla quale era partito qualche anno fa dopo aver gestito per anni il ristorante La tana del polpo. «Quando i russi sono arrivati vicino alla mia abitazione ho deciso di partire – spiega Bianchi, 63 anni di cui 35 passati dietro ai fornelli prima in Italia poi in Ucraina dove gestiva una pizzeria – Ho raggiunto Zaporizhzhia e da lì sono riuscito a trovare un posto su un treno in partenza per la Polonia ma è stata una battaglia, saremo stati in 7-8000 in cerca di un passaggio. In ogni scompartimento da quattro posti eravamo almeno in dodici, la notte il treno si fermava spesso e si sentivano continuamente le sirene di allarme, pensavamo che ci potessero bombardare. Poi quando sono arrivato mi sono guardato intorno e ho trovato due pullman di Reggio Calabria che stavano organizzando il trasferimento in Italia alcuni portatori di handicap, mi sono avvicinato e ho chiesto un passaggio».

Da lì Bianchi è arrivato fino a Firenze, alcuni amici di Poggibonsi lo hanno raggiunto e lo hanno recuperato in piena notte per poi accompagnarlo a Follonica dove però è iniziata un’altra piccola odissea. «Tecnicamente sono un Aire, un italiano residente all’estero – spiega il cuoco follonichese – registrato al comune di Follonica ma ancora senza una residenza. Quindi non potevo essere considerato come un profugo o come un rifugiato, non ho assistenza sanitaria e non posso usufruire dei servizi come invece succede ai cittadini residenti. In questi giorni sono riuscito a trovare una sistemazione grazie a Edoardo Candidi, un amico che mi ha supportato in tutte le pastoie burocratiche: adesso forse ho trovato un posto dove stare e sto avviando le pratiche per riavere la residenza e poter prendere così anche un medico, ho bisogno di alcuni controlli sanitari perché la salute non è perfetta ma fino a ora non ero praticamente quasi nessuno, forse non era stato previsto che potessero esserci situazioni come la mia».

Adesso per l’uomo si apre una fase nuova della sua vita anche se l’intenzione è quella, appena possibile, di tornare in Ucraina. «Qua ormai non ho più nulla – continua Bianchi – spero che questa guerra finisca presto anche se le premesse non sono delle migliori. In Italia si vede solo una parte della devastazione in corso, se uno non vive di persona quello che sta accadendo non riesce a capire la drammaticità della situazione. Io sono stato cacciatore, sono abituato a sparare e ad avere a che fare con i fucili ma la guerra è un’altra cosa; qualche giorno prima della mia partenza sono cadute due bombe vicino all’abitazione, ci siamo ritrovati con i vicini e volevamo scappare ma non sapevamo dove e come, in quei frangenti il cervello non lavora».

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