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Grosseto, perde il lavoro per curare la compagna e rischia lo sfratto: «Non ce la faccio più»

Una manifestazione contro gli sfratti e, nel riquadro, Flavio Campo
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Una manifestazione contro gli sfratti e, nel riquadro, Flavio Campo

Il dramma di un ex impiegato: «Siamo una famiglia come tante, abbiamo la nostra dignità. Finora eravamo autonomi»

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GROSSETO. Un lavoro fisso da impiegato a Trenitalia, una casa in affitto, una compagna. Una vita stabile, normale, quella di Flavio Campo, 60 anni. Una vita che si è trovata ad affrontare la malattia. E che lo Stato non ha saputo tutelare, lasciando Campo senza lavoro e, presto, senza una casa.

È una storia dolorosa quella di quest’uomo, quasi incredibile in un Paese che si definisce civile.

«Vivo a Grosseto dal 2010 – spiega Campo – e per 38 anni ho lavorato come impiegato di Trenitalia, facendo il pendolare con Torino. In seguito al peggioramento delle condizioni di salute della mia compagna, per garantirle l’assistenza ho perso il lavoro. Da quel momento ho cercato alternative, ottenendo due contratti a tempo determinato da ottobre 2020 a febbraio 2021. Poi, nonostante non abbia mai rifiutato alcun tipo di lavoro, non sono riuscito a trovare alternative. E quindi non ho più avuto la capacità di pagare l’affitto».

Un precipitare degli eventi che ha completamente travolto la vita di Flavio e della compagna.

«Il mio proprietario di casa vuole vendere l’appartamento – spiega Flavio – e così ha promosso l’azione per dichiararmi moroso. Dopodiché nell’aprile del 2021 è arrivato lo sfratto esecutivo, poi sospeso per il blocco delle procedure dovuto alla pandemia. Dal 1° gennaio di quest’anno il blocco è stato sospeso e martedì prossimo (domani per chi legge) riceverò la visita di primo accesso da parte dell’ufficiale giudiziario, nel corso della quale proverò a opporre allo sfratto le mie condizioni oggettive». Condizioni di difficoltà estrema, suo malgrado.

«La mia compagna, per l’aggravarsi delle sue patologie, non è in grado di lavorare – spiega Campo – né di svolgere in maniera autonoma molte funzioni. Non abbiamo difficoltà a ridurre il nostro tenore di vita e a trasferirci in un appartamento più piccolo, ma nonostante i miei reiterati tentativi non trovo un lavoro che mi consenta di pagare un affitto».

Affitti che sono sempre più cari e che sono difficili da concludere per chi non abbia un contratto di lavoro a tempo indeterminato, meglio se con la pubblica amministrazione, che garantisce al proprietario – laddove si rendesse necessario – di poter pignorare parte dello stipendio in caso di mancato pagamento del canone da parte dell’inquilino.

«Abbiamo una dignità – dice il signor Campo – siamo una famiglia come tante altre, e siamo sempre stati abituati a essere autonomi e a sostenere le nostre spese. Ma ora non ce la facciamo più. Gli assistenti sociali si sono dati molto da fare, ma purtroppo il Coeso a Grosseto non ha strumenti per intervenire. Non vengono costruite case popolari da vent’anni, e molte devono essere ristrutturate. Noi non chiediamo l’elemosina, ma il rispetto di un diritto sancito dalla Costituzione e da molti documenti. Siamo in difficoltà ma determinati a renderci autonomi, abbiamo solo bisogno di un sostegno. E nelle nostre condizioni ci sono davvero in tanti».

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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