Il Tirreno

Grosseto

LA TRAGEDIA DELL’ERASMUS

Giustizia per le studentesse. Il padre che non si arrende

Nicole Terribile
Elena Maestrini, la studentessa di Bagno di Gavorrano morta il 20 marzo 2016 nell’incidente in Spagna. A destra il padre Gabriele, durante una delle sue proteste pubbliche per chiedere giustizia
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Elena Maestrini, la studentessa di Bagno di Gavorrano morta il 20 marzo 2016 nell’incidente in Spagna. A destra il padre Gabriele, durante una delle sue proteste pubbliche per chiedere giustizia

Gabriele Maestrini torna a protestare in piazza: il 21 marzo sarà a Roma per chiedere ancora, dopo 6 anni, un processo vero per Elena e le sue compagne

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GAVORRANO. La vita di Gabriele e Roberta si è fermata il 20 marzo 2016, il giorno in cui hanno perso la loro "bambina". E dopo sei lunghi anni non hanno ancora trovato né pace né giustizia. Elena Maestrini aveva solo 21 anni quando la vita le è stata strappata via a causa di un tragico incidente avvenuto mentre si trovava in un viaggio-studio in Spagna. Elena, di Bagno di Gavorrano, è una delle sette italiane che ha perso la vita sulla strada Ap-7. Dopo sei anni di dolore, di lotta, di lacrime e di rabbia, ancora non c’è un colpevole. Tredici studentesse dai 19 ai 25 anni sono morte quel giorno. Tredici famiglie distrutte e nessuna giustizia. Ma Gabriele e Roberta non si sono mai arresi. Il babbo di Elena continua a protestare: il 21 marzo, per la terza volta, tornerà davanti all’ambasciata spagnola a Roma per chiedere giustizia e che - quantomeno - venga istruito un processo. Uno vero. La prima protesta nel 2018, poi nel 2019. Con lo scoppio della pandemia, anche i suoi sit-in davanti all’ambasciata spagnola si sono interrotti. «Verità e giustizia per le studentesse Erasmus. Vergogna», ha scritto nel cartello che porterà con sé lunedì. "Vergogna" perché per tre volte la magistratura spagnola ha cercato di archiviare il caso.

Nei giorni successivi all’incidente la notizia ebbe un’enorme attenzione mediatica. Col passare dei mesi, e poi degli anni, se n’è parlato sempre meno, fino ad arrivare al punto in cui tutti quelli che avevano speso grandi parole sono spariti. In tanti avevano promesso che si sarebbero costituiti parte civile nel processo, che avrebbero cercato di fare pressione sul governo spagnolo affinché proseguisse con le indagini, ma alla fine è stato tutto «un pugno d’aria». Maestrini aveva anche inviato una lettera a Re Filippo di Spagna, ricevendo dopo alcuni mesi una nota dal suo portavoce, dove veniva espressa vicinanza alle famiglie delle giovani vittime, ma nulla di più. Per cercare di far sì che l’Italia faccia pressioni alla Spagna per avviare il processo, il babbo di Elena ha scritto di nuovo anche al presidente della Repubblica, al premier Draghi e al presidente del Senato. «Nostra figlia non ce la ridarà più nessuno, ma vogliamo giustizia», dice Maestrini. Anche se sono passati sei anni, la sua voce trema mentre parla - al presente - della figlia, che oggi avrebbe avuto 27 anni. «Il nostro obiettivo è evitare che tragedie simili si ripetano. C’è bisogno di più attenzione e sicurezza». La tragedia infatti poteva essere evitata - sostiene Gabriele - se si fossero mantenute le giuste attenzioni e se non si fosse "giocato al risparmio". «Durante quella gita universitaria c’era un solo autista, che non aveva praticamente chiuso occhio nelle 24 ore precedenti», racconta Gabriele. Sembra, infatti, che l’incidente si sia verificato perché il conducente del mezzo ha avuto un colpo di sonno. L’autobus era partito all’alba da Barcellona con direzione Valencia. Il mezzo ha sbandato, ha sfondato il guardrail, ha invaso la corsia opposta e si è poi schiantato. Gli spagnoli - continua Maestrini - avevano cercato di archiviare il caso attribuendo la colpa a un difetto del sistema frenante, ma la perizia della polizia catalana non aveva evidenziato problemi. «Noi continuiamo ad andare avanti con le nostre forze per trovare verità e giustizia. Vi chiediamo solo di non dimenticare le nostre figlie». Nicole Terribile

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