Gioco
Il trentenne che va dall’estetista e fa pipì nel cestino del negozio
Grosseto, da mesi i giovani si sbizzarriscono sui muri dei palazzi del centro. Ora la cattiva abitudine si estende: l’indignazione corre sui social
A quanto pare il bisogno corporale seminato ovunque è la nuova tendenza della “buona educazione” (si fa per dire) collettiva che imperversa a Grosseto.
Da mesi i supercafoni si sbizzarriscono sui muri dei palazzi del centro storico. Bevono fino a notte fonda mentre la musica a palla impazza per stradine e vicoli interni alle Mura e poi “si liberano” come se niente fosse addosso ai muri o sui cancelli dei giardini. Ogni settimana è così: si beve, si fa plin plin (come dicono le ragazze) e ai proprietari non resta che prendere lo straccio e pulire.
Ma stavolta c’è una nuova entry che ha fatto scalpore, con centinaia di commenti imbufaliti che sono corsi in rete in queste ore, su Facebook. A raccontare il caso sul suo profilo è stata Donatella Armellini, proprietaria del centro estetico Re Sole in via Ombrone che da anni subisce incursioni del genere.
È noto come gli estetisti siano da tempo la meta gettonata di una bella fetta di clientela maschile che ama farsi depilazioni, manicure e pedicure. Massaggi, “barba e capelli”, peeling e pulizia del viso, scrub ma anche le lampade per abbrunire la pelle d’inverno o autunno. Così è stato lunedì pomeriggio quando un giovane (circa 30 anni, grossetano doc, cliente abituale) si è presentato da lei per farsi come altre volte la doccia solare. Ben curato, “lampadato”, molto attento alla cura del corpo e all’immagine, è entrato nella stanza dov’era la doccia solare, linda come sempre. Anche i cestini dove si getta la carta sporca erano vuoti, tutt’intorno una pulizia specchiata. Accanto c’era una toilette a disposizione dei clienti. Bastava chiedere.
Il giovane ha fatto la sua lampada e quando l’ha finita ha pagato il conto e se n’è andato - pronto per la prossima lampada che probabilmente arriverà a breve - in buon ordine e come se nulla fosse, lasciando però un ricordino. Non certo nel water del bagno a fianco. Ma dentro al cestino della carta, sempre nella stanza in cui si era docciato. Nel cestino, sì.
Se n’è accorta una stagista che lavora al centro (tralasciamo i dettagli): era andata a sistemare la stanza, è rimasta sbigottita. Armellini ha messo la foto su Fb e si è rivolta idealmente al suo interlocutore. «Questo è un cestino che è dentro a una delle cabine dove ci sono le lampade abbronzanti e tu ci hai fatto pipì dentro – è sbottata - Mio caro, è inutile che tu venga tutto improfumato se sei un maleducato. Ti aspettiamo per la prossima lampada».
Che cosa voleva dire? «Che la prossima volta che torna da me gli indicherò il bagno». La migliore vendetta è quella di essere diverso da colui che ha commesso il torto, rifletteva Marco Aurelio. Anche se questo non produce risultati. Anzi, ogni volta è la stessa storia. Un anno fa un altro ragazzo fece pipì “dentro” alla doccia solare. Un’altra volta le estetiste sentirono, attraverso le pareti, che una mamma invogliava la figlioletta a far pipì nel cestino. Lo stesso cestino.
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