Gioco
Musica per il saluto a Michele: «Mondo migliore grazie a lui»
Tanta commozione e un’immensa folla alle esequie di Scuffiotti, morto a 43 anni Il suo professore delle superiori, compagno di tanti concerti, ha suonato per lui
GROSSETO. Uno degli amici di Michele ha suonato per lui prima che partisse il carro funebre, nel silenzio e nella commozione generale. Ha estratto un “corno di vacca”, ricordo di memorabili concerti passati e divertimenti a suon di musica. È stato un momento di commozione per tutti.
Ieri la chiesa del Santissimo Crocifisso mal conteneva la folla e in poco tempo anche via Lavagnini si è riempita a dismisura fino a via dei Mille con centinaia di persone – oltre 300 – che hanno voluto offrire il loro ultimo saluto a Michele Scuffiotti, l’edicolante/musicista di 43 anni morto sabato mattina all’ospedale Misericordia di Grosseto dov’era ricoverato dal 16 novembre. Era entrato in Terapia intensiva per una setticemia, aveva rischiato di morire già in quei giorni ma medici e infermieri lo avevano salvato. Aveva poi subito un delicato intervento chirurgico e, dopo che le sue condizioni erano migliorate, aveva contratto il Covid (asintomatico) . Proprio mentre stava per negativizzarsi (l’ultimo tampone era a bassa carica virale) , alla fine di un calvario durato 4 mesi è sopraggiunto l’arresto cardiaco.
In prima fila ieri in chiesa erano il padre Sandro Scuffiotti e l’amatissima compagna di Michele Rosaria Cozzolino, con cui l’edicolante viveva e che in questi mesi ha portato avanti insieme a Sandro l’edicola, in attesa che lui potesse rimettersi. Il parroco don Roberto Nelli, a incipit di cerimonia, ha dato subito indicazione di non ammassarsi troppo, a fini sanitari, vista la notevole mole di persone presenti. Poi ha cominciato a dir messa. «All’inizio – ha detto – ho pensato tanto a come vivere questo momento. Non abbiamo parole quando una morte colpisce bravo giovane. L’invito a coloro che credono è quello di avere una grande fede. È vero, il corpo di Michele e qui davanti a noi ma lui vive per l’eternità. Sentiamolo vicino in questo triste momento. La vostra grande presenza qui testimonia la persona che era Michele. Se non fosse stato quello che è stato, con la sua amicizia, la sua gentilezza e la sua bontà voi non saresti stati così tanti qui in chiesa».
L’amico fraterno di Michele, Alberto Guazzi, è andato al microfono con una sofferenza insopportabile. «E ora cosa si fa? Era la frase che io e Michele ci dicevamo sempre, quando finivamo un’iniziativa – ha detto – E ora mi viene da chiedermi lo stesso. Michele era ed è una persona per bene. Non perfetta, abbiamo litigato mille volte. Io sono boy scout e noi siamo usi dire: ognuno di noi ha il dovere di lasciare il mondo migliore rispetto a quello che si è trovato. E dopo Michele, grazie a Michele il mondo è migliore. Ci mancherà», ha detto Alberto.
Il padre di Michele, Sandro Scuffiotti, conosciuto come titolare di un’importante scuola guida a Grosseto, ha pianto a lungo. «Siamo troppo terreni e dobbiamo capire lo spirito che deve rimanere- ha detto in chiesa – Michele non era un grande uomo, era un nuovo normale, uno di voi, che chiamava tutti fratelli. Lo spirito di Michele deve rimanere. Se non rimane questa vita va a farsi friggere. Guerra, violenza: Michele era contrario. Sono onorato e lieto di aver avuto un figlio così». Applauso, il parroco è andato a salutarlo. Sul finale Claudio Venturi ha estratto uno strumento particolare. Un corno di vacca, e prima che partisse il carro funebre l’ha suonato, come suonava all’inizio dei concerti. Venturi è stato insegnante di Michele, oltre che dei musicisti Luca Giacomelli e Luca Pirozzi (Musica da ripostiglio). Con loro aveva fondato un gruppo musicale, Gli Afidi. Tutti insieme suonavano il corno all’inizio dei loro concerti. E Venturi lo ha fatto di nuovo echeggiare prima il carro funebre lasciasse la chiesa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
