Gioco
Aziende, sindacati e associazioni. Tutti in campo per la vera parità
Una campagna con Il Tirreno per dire no alla violenza e sì a uguali diritti in ogni ambito, a cominciare dal lavoro
GROSSETO. «Siamo nel terzo millennio, è assurdo che esista ancora la disparità di genere». Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase, uscita dal cuore e dalla testa di una donna esasperata. Ma siamo nel terzo millennio, e per fortuna a ragionare così cominciano anche i signori maschi.
La violenza e la parità di genere sono questioni che non riguardano solo le donne, in quanto donne; sono questioni che riguardano tutti e non è un caso se anche tanti uomini, oggi, scendono in campo affinché un giorno si possa parlare di “disparità di genere” e di “violenza sulle donne” al passato, come qualcosa da non dimenticare, ma che non esiste più. Sembra quasi un’utopia, ma le donne, gli uomini, le aziende e le associazioni ci credono.
Oggi è l’8 marzo. Oggi è quel giorno che per decenni la società globale ha battezzato “festa della donna”, quella festa interamente dedicata al sesso femminile, in cui le donne uscivano in compagnia delle amiche e festeggiavano il semplice fatto di essere nate donne. Con il tempo, si è capito che quella di oggi non è una festa: bisogna tutti cominciare a chiamare l’8 marzo con il suo vero nome, ossia “Giornata internazionale dei diritti della donna”. Una giornata che è nata per ricordare non solo le conquiste sociali, economiche e politiche ottenute finora, ma anche il fatto che in tutto il mondo, le donne sono state e spesso sono ancora oggetto di discriminazioni e violenze.
Nelle scorse settimane è stata pubblicata sulle pagine de il Tirreno, a cadenza quotidiana, una campagna contro la violenza sulle donne voluta da tanti diversi soggetti: le aziende Tecnoseal, Sapori di Toscana, Salumi Subissati, Tosti srl, Aurelia Antica, Toninelli assicurazioni, La peschiera, Cantina Vignaioli e associazioni, di categoria o di volontariato, e sindacati come Cna, Cgil Grosseto, Acli, Cisl Grosseto e Insieme in Rosa. Aziende e associazioni che dal 1° gennaio al 31 dicembre di ogni anno sono impegnate a tutela delle lavoratrici e delle donne. Non solo l’8 marzo.
«Non dobbiamo far finta di essere dalla parte della donna solo in questo giorno», dice Filippo Soffici, direttore della Tecnoseal. «Noi siamo dalla parte delle donne. All’interno della nostra azienda la disparità non esiste». In Tecnoseal lavorano circa 60 persone, di cui una decina sono donne: «È anacronistico pensare che in un mondo moderno si parli ancora di disparità tra i generi e violenza di genere. È una follia, e lo è sempre stata; parlarne ancora oggi è davvero ridicolo».
Alla Tecnoseal, comunque, sono ottimisti e dicono di non conoscere delle realtà lavorative della zona in cui le donne siano discriminate, anche per quanto riguardo lo stipendio. Un’idea condivisa anche dalle altre aziende che hanno partecipato alla campagna: «Nella nostra azienda cerchiamo di sfruttare le migliori capacità di ogni nostro dipendente – commenta Sergio Bucci, della Cantina Vignaioli di Scansano – e cerchiamo di tenere in considerazione le caratteristiche di ognuno, senza discriminazioni tra donne e uomini». A ognuno, insomma, viene assegnato il compito che potrebbe svolgere in maniera migliore. «Anche perché la campagna è uno di quei luoghi – continua Bucci – in cui donne e uomini fanno praticamente lo stesso tipo di lavoro». A questa parità sul luogo di lavoro si accompagna anche una sensibilità alle esigenze dei dipendenti, soprattutto per chi ha figli: «Offriamo anche contratti part time, proprio per tenere conto delle esigenze delle mamme che lavorano, ad esempio».
Nonostante si siano fatti enormi passi in avanti nella ricerca dell’uguaglianza tra i sessi, nella maggior parte dei casi le incombenze familiari continuano a pesare di più sulle donne che sugli uomini. «Ho dedicato sempre tanto tempo alla mia crescita personale, allo studio, al lavoro in azienda – dice Daniela De Angelis, presidente de La Peschiera – Ma l’ho fatto cercando di conciliare la mia vita familiare, di madre e di donna». La cooperativa ha voluto partecipare alla campagna con Il Tirreno perché è particolarmente sensibile al tema ed è attiva anche a livello sociale, come racconta la presidente: «Abbiamo circa 200 dipendenti, di cui l’80 per cento sono donne. Abbiamo anche dato un contributo alla “Casa di Ilde”, che accoglie donne vittime di violenza e abbiamo creato un calendario per sensibilizzare proprio sul tema della violenza di genere».
Secondo Marco Gasparri di Kalimero, che ha contribuito alla campagna, «viviamo in un mondo in cui siamo troppo assuefatti alla violenza, pertanto dobbiamo cogliere ogni occasione per urlare il nostro “no! ”».
Il problema della violenza di genere è sempre più grave, ricorda preoccupato Riccardo Subissati, titolare della Salumi Subissati, a cui il tema sta particolarmente a cuore, dato che ha due figlie: «Nel nostro piccolo, abbiamo cercato di sensibilizzare quante più persone possibile al tema».
Un impegno costante, che non si concretizza solo l’8 marzo. «Abbiamo sempre un’attenzione particolare per le donne, che rappresentano la maggior parte delle nostre clienti – dice Laura Mennilli, direttrice del centro commerciale Aurelia Antica che, tanto per restare in tema, è gestito per la stragrande maggioranza da donne. «Quest’anno non abbiamo organizzato niente. Non è una festa».
Insomma, l’8 marzo è un giorno sempre meno di “festa commerciale” e sempre più di riflessione. Come avrebbe sempre dovuto essere: una giornata in cui ognuno può domandarsi se sta trattando le altre persone come pari e se, nel suo piccolo, sta facendo qualcosa per essere il cambiamento che vorrebbe vedere nel mondo.
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