Gioco
Morì a 19 anni sotto il trattore, trecentomila euro ai familiari
Riconosciuta in appello la responsabilità civile del datore di lavoro di Roccastrada. Niente condanna penale (come in primo grado), ma obbligo al maxirisarcimento
GROSSETO. Ribaltato in secondo grado, anche se solamente ai fini del riconoscimento della responsabilità civile, il verdetto di assoluzione (il fatto non sussiste) di Carlo Vedele, 49 anni, di Roccastrada, titolare di un’impresa agricola, imputato per un incidente sul lavoro avvenuto il 29 ottobre 2015 alle Corbaie di Massa Marittima: Constantin Lita era morto a 19 anni schiacciato dal trattore che si era rovesciato, il corpo era stato trovato il giorno successivo.
La terza sezione penale di Firenze presieduta da Silvia Martuscelli ha riformato la sentenza del gup del luglio 2020, dopo che i familiari del giovane avevano presentato appello, assistiti dall’avvocato Claudio Marcone di Roma. Carlo Vedele è stato condannato al risarcimento del danno in favore delle quattro congiunte di Constantin, da liquidarsi in separata sede: intanto una provvisionale complessiva da 300mila euro. Vedele dovrà pagare anche le spese di parte civile per i due gradi di giudizio, in tutto quasi diecimila euro. Occorreranno novanta giorni per conoscere le motivazioni.
In primo grado, la posizione di Vedele era è stata definita con il rito abbreviato. Per lui la pm Anna Pensabene aveva chiesto 1 anno e 4 mesi; l’imputazione era relativa all’aver consentito a Lita di svolgere da solo l’attività con il trattore. L’operaio, sempre secondo l’imputazione, si sarebbe messo alla guida del trattore per raccogliere le olive e non si sarebbe accorto di una grossa buca (4 metri per 4 metri e mezzo, profondità di un metro 1, 35 al punto massimo) coperta da sterpaglie: vi sarebbe entrato con le ruote della parte sinistra, il trattore si sarebbe ribaltato schiacciando il corpo di Lita.
Già all’epoca i familiari dell’operaio erano rappresentati dall’avvocato Claudio Marcone, che aveva assistito l’associazione “Salute e sicurezza nel lavoro” parte civile nel procedimento contro Giuseppe Vedele, fratello di Carlo, anch’egli assolto per non aver commesso il fatto (2018) . In quella circostanza il giudice aveva inviato gli atti alla Procura chiedendo una riformulazione del capo di imputazione nei confronti di Carlo in relazione ai doveri di direzione, controllo e vigilanza. Inizialmente, entrambi erano imputati di cooperazione colposa in omicidio colposo: Giuseppe perché avrebbe concesso a Carlo la trattrice agricola non idonea, priva dei dispositivi di sicurezza; Carlo era imputato per le inosservanze in qualità di datore di lavoro.
Nelle motivazioni depositate alle fine di settembre, il giudice Marco Mezzaluna aveva ritenuto di assolvere Carlo Vedele, poiché «manca la prova certa che il datore di lavoro abbia dato l’incarico al lavoratore di raccogliere le olive con il trattore ovvero abbia tollerato che questi ne facesse uso per raccogliere le olive».
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