Il Tirreno

Grosseto

Una maratona di aiuti all’Addolorata. Già raccolti tre camion di prodotti

Nicole Terribile
I volontari che hanno raccolto i prodotti donati
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I volontari che hanno raccolto i prodotti donati

In un solo giorno valanga di donazioni: quasi 300 scatole di prodotti, tra cibo e medicinali, e 320 coperte. Oggi i primi invii

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GROSSETO. Ci sono giorni in cui ci sentiamo tutti più vicini e in cui i confini geografici sembrano non esistere più. Tutte le differenze sembrano annullarsi di fronte alle difficoltà, alle guerre, alla sofferenza. Ieri era uno di quei giorni. Ed è così che le stanze dove di solito i bambini seguono le lezioni del catechismo si trasformano in un centro di raccolta di vestiti, cibo, medicinali, qualsiasi cosa possa servire agli ucraini in fuga dalla guerra.
La parrocchia dell’Addolorata ieri si è trasformata nel principale centro di raccolta diocesano e per tutto il giorno si è assistito a un continuo via vai di persone che portavano buste e scatoloni per cercare di aiutare quelle persone che stanno vivendo la guerra sulla propria pelle.
Gli ucraini che sembrano vivere tanto lontano, che parlano una lingua così diversa, ieri erano così vicini. Le stanze del catechismo sono state divise per cercare di rendere la raccolta quanto più ordinata possibile: all’ingresso si trova il banchetto che raccoglie i medicinali: vitamine, sciroppi, analgesici, disinfettanti, lacci emostatici, tutto può essere utile.
A sinistra c’è la stanza dedicata ai prodotti per i bambini: omogenizzati, pannolini, vestiti, ma anche giocattoli perché, anche se sotto un cielo di guerra, i bambini sono pur sempre bambini, e hanno bisogno di giocare. Poco più avanti ci sono le stanze dedicate agli alimenti, a sinistra, e quella per vestiti e coperte, a destra.
Già nel primo pomeriggio le stanze erano piene e i volontari cercavano di sistemare il più velocemente possibile i prodotti all’interno degli scatoloni, che oggi verranno portati a Roma e poi partiranno per il confine con l’Ucraina, dove ci sono centinaia di profughi ucraini, soprattutto donne e bambini.
Oggi partiranno i primi tre camion; mercoledì ne partirà un altro. «Anche nei prossimi giorni continueremo a raccogliere donazioni – spiega Cecilia Buggiani, coordinatrice della raccolta alla parrocchia di via Papa Giovanni XXIII – Il nostro desiderio è di smettere il prima possibile: significherebbe che la situazione si è sistemata».
Il primo giorno di raccolta è stato un successo. Sono state raccolte 282 scatole piene di prodotti, oltre 320 coperte e addirittura molte altre cose sono ancora da inscatolare perché sono finiti i contenitori. E si spera che anche i successivi non siano da meno. «Se si può dare un aiuto, anche se piccolo, è giusto farlo», dice Lorenzo Soffritti, un 25enne che ha deciso di aiutare nella raccolta dei prodotti, con tanto di fiocco giallo e blu fissato sulla maglietta. «Io ho portato delle medicine, dato che ne servono molte – racconta l’ucraina Tatiana Fedvik, che da undici anni vive in Italia – Anche se sono lontana dal mio Paese, voglio aiutare in qualche modo».
A donare ci sono anche tantissimi italiani, e anche la farmacista Serena Sereni ha portato dei medicinali. «Io invece ho portato pannolini e omogenizzati; è ovvio che la situazione è tragica, cerchiamo di fare il possibile per aiutare», dice Stefano Guidati.
Anche Nada e Dusca hanno scelto di partecipare, portando dei vestiti: «Non importa se queste persone sono lontane da noi; anzi, se sono lontane, si sente ancora di più la vicinanza, perché non possiamo fare nient’altro, se non aiutarli in questa maniera».
Anche Lidia Bertelloni e Luigi Medici hanno deciso di donare dei vestiti: «Abbiamo pensato che potessero servire soprattutto cose “pesanti”, per l’inverno, quindi abbiamo portato cappotti, sciarpe, guanti e maglioni». Le donazioni sono state tante, ma c’è ancora bisogno di cibo a lunga conservazione, bibite, pannolini, vestiti, medicinali, torce, coperte e cuscini.
«La guerra è brutta – dice Fernanda Guiggiani, un’altra donatrice – e a vedere le persone in difficoltà ci si stringe il cuore. Vogliamo far sentire la nostra vicinanza».
Partecipa alla raccolta anche una signora anziana, che arriva zoppicando al punto di raccolta: «Quando sento alla televisione le sirene che suonano in Ucraina, mi vengono i brividi, perché io le ho vissute “all’epoca”», racconta la donna, che avendo vissuto i drammi della Seconda guerra mondiale, sa bene quale sofferenza stanno provando gli ucraini in fuga. «Io e mia figlia abbiamo portato un po’ di cose, con la speranza di dare una mano – dice un’altra anziana – Non potevamo fare altrimenti. Penso alle persone che scappano, che devono lasciare le loro cose. Non è normale che si parli ancora di guerra». E continua a parlare, mentre si allontana dalla parrocchia: «Bisogna aiutarli. E se ci fossimo noi al posto loro?».
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