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Gli ucraini di Maremma: «Stiamo morendo per salvare l’Europa» - Video
Canti e lacrime sotto i colori azzurro-giallo sul sagrato del duomo insieme alla Misericordia: commozione per l’inno
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GROSSETO. Una settimana fa, nella piccola chiesa della Misericordia, erano preghiere per scongiurare la guerra. Ieri, sul sagrato della cattedrale di Grosseto, sono state implorazioni per far cessare le bombe.
La comunità ucraina della Maremma ieri pomeriggio ha portato il proprio dolore davanti alla città. Dopo la liturgia delle 15, poco prima delle 16,30 in piazza Duomo, padre Vitaliy Perih, cappellano degli ucraini greco-cattolici, e tante ucraine hanno parlato alla città avvolte nell’azzurro-giallo delle loro bandiere, chiedendo pace e libertà.
«Slava herojam», «Slava Ucrainie», «Putin occupant»: gloria agli eroi, gloria all’Ucraina, Putin invasore: gli slogan vengono gridati tra le lacrime, ripetuti e ripetuti ancora, come in una preghiera.
Poi tutte in coro con il loro parroco le ucraine intonano l’inno: «Non è ancora morta la gloria dell’Ucraina, né la sua libertà. A noi, giovani fratelli, il destino sorriderà ancora. I nostri nemici scompariranno, come rugiada al sole, e anche noi, fratelli, regneremo nel nostro Paese libero». Parole che oggi fanno sanguinare il cuore. E don Vitaliy non riesce a reggere all’emozione: la sua voce si strozza in gola e il canto soffoca nelle lacrime. «Grazie agli uomini che stanno proteggendo le loro case, le loro famiglie. Sono molto coraggiosi», dice don Vitaliy.
In piazza Duomo è radunata una discreta folla. Non sono i numeri di sabato, quando, poco più in là, in piazza Dante, la manifestazione del Comitato per la pace è riuscita a radunare centinaia di persone.
Ma la partecipazione emotiva non è meno forte. Tra la gente c’è anche il vescovo emerito Rodolfo Cetoloni e, tra le autorità, oltre all’assessore alla cultura di Grosseto Luca Agresti, presente anche sabato, ci sono il vicesindaco Fabrizio Rossi, il presidente del consiglio comunale Fausto Turbanti, il senatore di Forza Italia Roberto Berardi. E ci sono i volontari della Misericordia, che ospita i cattolici ucraini nella chiesa di piazza Martiri d’Istia. Per una curiosa coincidenza, le loro divise sono degli stessi colori della bandiera ucraina.
Vincendo la timidezza, a turno parlano alcune donne, chi in italiano incerto, chi in ucraino. L’intervento più incisivo è però quello di Anastasiya Shtayura, 26 anni. Che, impugnando il cartello con scritto «Save Ucraine», «salvate l’Ucraina», in perfetto italiano scuote la piazza: «C’è voluta una guerra per farvi capire di che colore è la nostra bandiera, e che noi non siamo russi, ma siamo ucraini, e abbiamo la nostra lingua, la nostra storia. Noi siamo una nazione indipendente. Sono stanca di sentirmi dire: “Tanto sei dell’est, arrendetevi”. Se a voi questa guerra sembra strana, per noi è strana il doppio, perché noi vivevamo in pace, in libertà. E la Russia ci sta uccidendo. E moriremo tutti se non ci aiutate. Non possiamo stare qui a cantare e basta: abbiamo bisogno di aiuti economici. E ce li dovete dare, perché gli ucraini stanno morendo per salvare tutta l’Europa». La piazza le rivolge un lungo applauso.
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