Sicurezza
Maremma, un patrimonio di sentieri da recuperare
Percorsi chiusi, leggi contraddittorie, disinteresse per il camminare: Diego Alessandri, esperto in materia, scatta un’istantanea sul tema
GROSSETO. La vicenda amministrativa della strada vicinale tra Pescia Romana e Manciano ha riaperto il dibattito sul diritto di transito dei cittadini sulla viabilità minore rurale, fatta di strade vicinali, sentieri e mulattiere. Diego Alessandri, dottore in giurisprudenza, è esperto in sentieristica e da alcuni anni sta percorrendo i boschi della provincia sulle tracce degli antichi passaggi.
«La disciplina della viabilità minore – spiega Alessandri – è una materia di difficile lettura in quanto estremamente frammentaria e lacunosa. In generale si può dire che, per la legge, un’area destinata al pubblico transito di veicoli, pedoni e animali è una “strada”. In base a tale definizione una strada è “pubblica” se è di proprietà pubblica (demaniale) o, quantomeno, se è soggetta a un uso pubblico».
La Maremma e l’Amiata sono conosciute per i paesaggi incontaminati e il basso tasso di antropizzazione. Questo pone il problema della fruibilità. Cosa dice la legge a tal proposito?
«Le leggi dello Stato in materia di mobilità lenta sono datate, frammentarie, incomplete e spesso contraddittorie. Ritengo che all’interno di un contesto legislativo così lacunoso ogni questione non possa che trovare composizione secondo i principi generali dell’ordinamento giuridico e in particolare entro quel principio per il quale in caso di bilanciamento tra l’interesse generale e l’interesse del singolo è il primo a dover prevalere, in quanto espressione di una necessità comune. A mio parere il diritto di libero transito, soprattutto laddove concepito come veicolo di conoscenza del territorio, costituisce a pieno titolo un interesse generale degno di tutela perché fondato su valori e principi di diretta rilevanza costituzionale. Sotto tale profilo interessanti spunti possono rinvenirsi nella legislazione regionale. Il settore se ottimizzato, può implementare e moltiplicare l’appeal turistico della Toscana tutta».
In Maremma esistono tante strade vicinali, segnate ad esempio su carte catastali. Sono pubbliche o private?
«Con l’attuale corpo normativo non è possibile dare una risposta univoca e generalizzante. La giurisprudenza è orientata ad affermare la natura privata del suolo sul quale insistono le strade vicinali, descrivendone il regime giuridico come una sorta di comunione, o di condominio, tra le varie proprietà attraversate e servite dalla strada stessa. A mio parere, tuttavia, per portare ordine in questa materia il giurista dovrebbe focalizzare l’attenzione sul concetto di pubblico uso. Tale carattere, infatti, è quello che dà sostanza giuridica alla “strada” attraendola al regime dei beni demaniali. Tale uso, ove presente, generalmente conosce una antica formazione e, sebbene oggi si tenda a ricondurne la titolarità in capo ai Comuni, nei casi di più remota formazione può essere avvicinato a quelle peculiari figure di titolarità comunitaria quali gli usi civici e le proprietà collettive. Anche per ciò ritengo i patrimoni viari vicinali una fondamentale forma di espressione della cultura di un territorio, “beni comuni” che la popolazione è chiamata a curare e vivere».
Esistono anche le antiche strade dogane.
«Le strade di dogana sono antichi percorsi caratterizzati da una peculiare funzione: servire il transito transumante. Percorrere e riscoprire le dogane significa fare un viaggio nel tempo oltre che nello spazio, una vera e propria esperienza antropologica, geografica e sensoriale. Oggi, purtroppo, molti itinerari sono perduti, alcuni sono stati assorbiti dalla grande viabilità motorizzata, altri sono stati dismessi o dimenticati. Ogni volta che un tratto di dogana cessa di esistere perdiamo un elemento paesistico-culturale inestimabile per la Maremma e per la Toscana. Per questo auspico l’apertura di una riflessione condivisa, nella società civile e nelle istituzioni, sulle modalità di conservazione e tutela di questo patrimonio».
Cosa può fare un cittadino di fronte a un privato che chiude una strada?
«Si può segnalare il comportamento alle autorità territoriali come l’Ufficio del sindaco. L’amministrazione sarà chiamata a valutare la legittimità del comportamento lamentato verificando la natura della strada. Di solito l’unica testimonianza documentale cui è possibile attingere informazioni sono le carte catastali, magari corroborate dalle risultanze di archivio. Benché le mappe catastali non siano di per sé sufficienti a ricondurre la titolarità di un diritto reale in capo a un soggetto, è pur vero che esse, in materia di viabilità minore, costituiscono spesso la sola fonte scritta e, in quanto tale, l’unica prova residuale cui anche l’amministrazione o il giudice possono riferirsi. Il sindaco dovrà poi rispondere al cittadino nei tempi stabiliti dalla legge».
In che stato è oggi la viabilità rurale della Maremma e come la si può valorizzare?
«Da oltre un secolo il concetto di mobilità viene identificato con quello di transito fine a se stesso, motorizzato e veloce, privo di riflessioni o momenti di pausa. Molte strade, anche di pregevole interesse storico, sono state sdemanializzate perché inidonee ad accogliere e sostenere il traffico dei veicoli a motore. Per fortuna una rinnovata sensibilità sta oggi proponendo una riscoperta di ritmi e momenti propri di un diverso concetto di mobilità, intimamente legato con il territorio attraversato. Con tante associazioni della provincia, col supporto di molte amministrazioni comunali e grazie all’impegno e alla dedizione di tanti amici come Cristiano Manni, ufficiale dei carabinieri forestali, e Sandro Vannucci, presentatore Rai e presidente dei comitati “Via Clodia-Cammini Etruschi” e “San Michele, un Cammino di Cammini”, stiamo cercando di rafforzare e sensibilizzare nell’opinione pubblica locale la straordinaria importanza ricoperta dalla nostra viabilità rurale, vero e proprio “bene comune” di tutte le comunità di Amiata e Maremma».
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