Sicurezza
Coldiretti in piazza: «Questi aumenti non sono sostenibili, buon cibo a rischio»
Centinaia di agricoltori e allevatori manifestano a Grosseto per chiedere al governo di contenere i costi dell’energia
GROSSETO. Piazza Fratelli Rosselli si è colorata di giallo, ieri mattina. Centinaia e centinaia di lavoratori e lavoratrici del settore agricolo delle province di Grosseto, Siena, Livorno e Pisa si sono ritrovate sotto le bandiere di Coldiretti per manifestare le enormi difficoltà che il comparto sta vivendo a causa del folle aumento dei costi dell’energia, che si riverbera su tutta la produzione, dalla bolletta della corrente che serve ad azionare i macchinari, al gasolio per mandare i trattori, perfino ai concimi, per produrre i quali serve il gas. E, infatti, in piazza gli agricoltori hanno portato anche sacchi di concime. L’urea, ad esempio, è passata da 350 a 850 euro a tonnellata, un balzo di +143%.
Più che rincari, raddoppi che stritolano un lavoro già di per sé faticoso e poco remunerativo, ma assolutamente fondamentale: «Se queste persone non lavorano, gli italiani non mangiano», è la giusta osservazione della piazza.
Sul palco, la direttrice di Coldiretti Grosseto Milena Sanna, il presidente di Coldiretti Livorno-Pisa Simone Ferri Graziani, e di Siena, Luigi Sardone.
Quella di Grosseto era una delle 30 manifestazioni che ieri Coldiretti ha organizzato in tutta Italia; in Toscana, oltre a Grosseto, agricoltori e allevatori sono scesi in piazza a Firenze. «L’aumento dei costi è sproporzionato – dice Fabrizio Filippi, presidente di Coldiretti Toscana e delegato confederale di Coldiretti Grosseto. – Negli ultimi sei mesi c’è stato un aumento che non ha eguali e non è sostenibile: la nostra agricoltura va tutelata. È un’agricoltura sana, abbiamo un Made in Italy che tutti cercano di copiare. Ma così è a rischio la nostra agricoltura e di conseguenza anche la presenza sulle nostre tavole di cibo buono, di qualità e del territorio».
Dall’indagine Coldiretti-Ixé, con l’esplosione dei costi energetici, un agricoltore su tre, in Italia, è costretto a ridurre la produzione di cibo.
Il latte, dice ancora Coldiretti, viene pagato agli allevatori appena 36/37 centesimi al litro in Toscana, mentre i costi di produzione, con gli ultimi rincari, arrivano a 46 centesimi al litro. Per sensibilizzare su questo tema, all’ingresso della piazza, in via Matteotti, i soci di Coldiretti hanno regalato agli automobilisti latte Maremma. Non va meglio a chi coltiva pomodoro da industria per la passata, che si vede corrispondere addirittura 10 centesimi al chilo, secondo l’analisi Coldiretti. Chi produce grano per il pane è pagato 31 centesimi al chilo, mentre le arance 43 centesimi al chilo e le carote 18 centesimi al chilo.
Il paradosso è che spesso costano più gli imballaggi del prodotto. Tornando alla passata di pomodoro, in una bottiglia da 700 ml in vendita mediamente a 1,3 euro oltre la metà del valore (53%), secondo la Coldiretti, è il margine della distribuzione commerciale con le promozioni, il 18% sono i costi di produzione industriali, il 10% è il costo della bottiglia, l’8% è il valore riconosciuto al pomodoro, il 6% ai trasporti, il 3% a tappo ed etichetta e il 2% per la pubblicità.
«Serve un deciso intervento per contenere la bolletta energetica nelle campagne e garantire continuità della produzione agricola e alimentare – ribadisce Fabrizio Filippi – e occorre anche responsabilità da parte dell’intera filiera alimentare con accordi tra agricoltura, industria e distribuzione per garantire una più equa ripartizione del valore per salvare aziende agricole e stalle. Il Pnrr è fondamentale per affrontare le sfide della transizione energetica e digitale e noi siamo pronti per rendere l’agricoltura protagonista utilizzando al meglio gli oltre 6 miliardi di euro a disposizione per superare le fragilità presenti, difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali». Una delegazione è stata ricevuta dalla prefetta Paola Berardino.
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