Il Tirreno

Grosseto

Reddito di cittadinanza, un 65enne a giudizio

Pierluigi Sposato
Il Tribunale di Grosseto
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Il Tribunale di Grosseto

Non avrebbe dichiarato consistenti vincite al gioco che avrebbero determinato l’impossibilità di percepire il sostegno

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GROSSETO. Arriva a giudizio un altro processo per presunte violazioni delle norme sul reddito di cittadinanza. Un secondo rinvio all’esame del dibattimento dopo un primo caso transitato a dicembre davanti al giudice dell’udienza preliminare.

Il giudice Marco Mezzaluna ha deciso per il rinvio a giudizio di un grossetano di 65 anni che non avrebbe indicato con esattezza le proprie entrate. Entrate derivate da legittime vincite nei giochi on line, ma non inserite nelle dichiarazioni obbligatorie. È di questo, cioè della violazione dell’articolo 7 del decreto legge 4 del 2019 che deve rispondere Luigi Iannaco. Per lui il processo si terrà davanti al giudice Marco Bilisari a partire da maggio.

Il caso era stato segnalato dalla guardia di finanza della Tenenza di Orbetello, che alla fine del 2020 aveva preso in esame alcune posizioni, su indicazioni ricevute dal Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie. Tra queste anche quella di Iannaco, che risultava aver percepito il reddito di cittadinanza dall’aprile 2019 all’agosto 2020. Le fiamme gialle hanno recuperato la documentazione necessaria per essere beneficiari del reddito di cittadinanza, consultando la banca dati di Inps, compresa la dichiarazione sostitutiva per il calcolo dell’Isee. Nessun aspetto di rilievo è emerso in questo settore. Invece, consultando la banca dati denominata “Conti di gioco on line” sono emerse alcune vincite risalenti agli anni 2017 e 2018, che avrebbero dovuto essere indicate in un apposito quadro della dichiarazione: poco più di 68mila euro per il primo anno, quasi 131mila per il secondo. Se fossero state indicate, Iannaco non avrebbe avuto i requisiti per la percezione del reddito di cittadinanza, secondo la guardia di finanza.

Non solo: anche per il 2019 vi erano state delle vincite, pari a 18.333 euro. E queste ultime, poiché costituiscono una variazione al patrimonio immobiliare tale da far venire meno il diritto al sostegno, dovevano essere comunicate allo Stato.

Una tesi contrastata anche in sede di udienza preliminare dal difensore, l’avvocato Luca Aldi, il quale ha fatto presente che le entrate vi erano sì state ma che erano state bilanciate da una serie di spese ingenti, pari se non superiori alle somme incassate. E che quindi non vi erano state variazioni nel patrimonio di Iannaco. Questioni che saranno riproposte in dibattimento.

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