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Mafia in Maremma «Ci sono “avvoltoi” in ricognizione su questo territorio»
Il comandante della guardia di finanza mette in allerta: geografia ideale per la criminalità, ma il controllo è forte
GROSSETO. La provincia di Grosseto è senza dubbio un territorio potenzialmente appetibile per ripulire denaro illecito, e per investimenti nel comparto turistico da parte della criminalità organizzata. Ma a oggi, fatti salvi alcuni singoli episodi, non ci sono evidenze di infiltrazioni mafiose strutturate.
Ci tiene a far sapere che la guardia di finanza è consapevole della situazione e allo stesso tempo vigile, il colonnello Cesare Antuofermo, che dirige il comando provinciale delle Fiamme gialle.
«In questo momento non abbiamo particolari indagini in corso. Ma sappiamo, per così dire, che qualche “avvoltoio” sta compiendo ricognizioni, pur non essendo ancora atterrato sul territorio. Per questo siamo impegnati costantemente in attività di monitoraggio e controllo, con l’obiettivo di prevenire l’ingresso in provincia di cellule cancerogene dalle quali possano svilupparsi le metastasi di un tumore».
Che tipo di “investimento” può cercare nel Grossetano la criminalità organizzata?
«L’interesse principale delle organizzazioni criminali è quello di ripulire il denaro sporco, anche se questo non significa nell’immediato avere un’attività che genera reddito. In questo senso, non è necessario acquisire hotel di lusso o discoteche per generare subito un flusso di cassa, ma può bastare l’acquisizione di immobili, anche in zone decentrate rispetto ai principali centri turistici. Oppure possono entrare nelle mire della criminalità gli stabilimenti balneari, approfittando dell’incertezza che in questo momento caratterizza quel comparto economico sia per gli effetti del Covid, che per l’indeterminatezza degli esiti della direttiva Bolkenstein. Le occasioni possono essere molteplici nella logica dell’imprenditoria criminale. Non posso avere l’arroganza di escludere tentativi di infiltrazione futuri, ma a oggi posso dire che la situazione è tranquilla».
Ci sono, secondo lei, altri fattori che rendono la provincia di Grosseto appetibile?
«Sì. Da un certo punto di vista, le condizioni socio strutturali di questo territorio possono rappresentare un’opportunità per la criminalità economica. Le sue dimensioni vaste e la presenza di molti piccoli centri possono essere ideali per chi abbia interesse a tenere un profilo basso, insediandosi in un’area che è allo stesso tempo lontana dai riflettori ma a soli 180 chilometri da Roma e 120 da Firenze, baricentrica e a poca distanza da due grandi porti come quelli di Livorno e di Civitavecchia. Peraltro, condizioni simili a quelle di altre province in Toscana o in Liguria, Campania, Emilia-Romagna».
Concretamente come esercitate la vostra attività di controllo preventivo?
«In questi anni abbiamo costruito una rete significativa di relazioni con sindaci, rappresentanti delle categorie economiche e imprenditori, coi quali c’è una trasmissione “per osmosi” di informazioni rispetto a quello che si muove sui territori o nei diversi comparti produttivi. In modo da avere segnalazioni ogni volta che viene percepita una presenza potenzialmente sospettabile di perseguire finalità illecite in termini economici. A questo si aggiungono le tradizionali indagini attivate da banche, intermediari finanziari e professionisti. Un’attività strategica basata sull’incrocio delle nostre banche dati, che scaturisce in seguito alle “segnalazioni di operazioni sospette”. Negli ultimi due anni ne abbiamo ricevute 120, alle quali si sono aggiunti 60 “approfondimenti antimafia” effettuati in collaborazione con la prefettura. Gran parte di questa attività dà per fortuna esiti negativi, in altri casi seguono provvedimenti. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo denunciato 5 soggetti per reati fallimentari, responsabili di distrazioni patrimoniali per oltre 200mila euro, e altri 26 per reati tributari, cui sono seguiti sequestri di beni per oltre mezzo milione di euro avanzando proposte di “sequestro per equivalente” con un importo complessivo per oltre 6,5 milioni di euro».
Ricevete mai segnalazioni anonime?
«Non possiamo tenere in considerazione segnalazioni anonime perché incentiverebbe fenomeni di delazione per finalità improprie. Favoriamo invece il contatto diretto per avere segnalazioni circostanziate. La prima regola dev’essere parlare direttamente con la guardia di finanza, perché il confronto di merito è importante per capire se esistano i presupposti giuridico economici per dare forma a una segnalazione ufficiale. È importante che istituzioni, imprenditori e cittadini ci percepiscano come un loro alleato nel preservare la qualità della vita e prevenire fenomeni di infiltrazioni della malavita economica».
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