Il Tirreno

Grosseto

Il gigante di roccia che guarda la valle; così la natura scolpisce e stupisce

Enrico Giovannelli
Il gigante di roccia che guarda la valle; così la natura scolpisce e stupisce

La “scoperta” di Samuele, muratore che legge le pietre, durante un’escursione alle “monete rovesciate argentate”

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ROCCATEDERIGHI. Chissà quante persone negli anni sono passate da quello stradello in mezzo alla macchia che porta verso i “Massi” a Roccatederighi, e non hanno fatto caso che il costone poteva assomigliare a un gigantesco volto, un po’ come quelli celeberrimi (scolpiti dall’uomo) che raffigurano quattro presidenti degli Stati Uniti sulle rocce del Sud Dakota.

Samuele Garau invece, durante un’escursione lo scorso sabato 29 gennaio è rimasto subito colpito dalla forma delle rocce di trachite, vedendoci un vero e proprio “volto da pugile”. Un gigante di pietra che sorveglia la valle, immobile e statuario. Ed è difficile dargli torto, perché le fattezze sembrano proprio quelle. Come se la roccia fosse stata scolpita con una forma dai lineamenti umani, anche se a scolpirla è stata semplicemente l’azione secolare dell’acqua e del vento.

Garau, 48 anni, è arrivato da piccolino in Toscana con la famiglia di pastori dalla Sardegna, prima a Siena e poi stabilendosi a Roccatederighi in un podere, continuando l’attività di pastorizia. Poi Samuele ha iniziato a fare il muratore, con la particolarità di lavorare le pietre. E in ognuna ne riconosce le forme e il modo di come assemblarle. Sembra quasi che abbia un istinto innato per questo lavoro. Insieme al figlioletto Gioele, 6 anni, Garau si era appunto inoltrato nel bosco per andare a vedere i lastroni che sembrano “monete rovesciate argentate”, che tutti conoscono, e che praticamente sono dietro a quella che poi ha visto come una faccia nel costone. E non era la prima volta che ci andava. «Grazie anche al mio lavoro con le pietre – racconta Samuele Garau – guardo sempre con interesse le stratificazioni, ci vedo sempre qualcosa che mi appassiona e che in fondo le rende uniche». Dalla mia angolazione quando abbiamo scorto il costone, mi è sembrato subito di vederci un profilo umano. Il naso arcuato all’ingiù come un pugile colpito, il mento ben pronunciato e lo zigomo dell’occhio alto. Mi è sembrata una cosa davvero particolare, una vera faccia, e così l’ho fotografata».

Garau prima di darne notizia ha chiesto a tanti rocchigiani doc se ne sapevano qualcosa di quel gigante di pietra che sovrasta la valle, di avere insomma dei riscontri se in passato ci fosse stato qualcuno che ne aveva parlato. Quella è una zona dove comunque non è facile arrivare, dopo essere entrati nel bosco e poi saliti praticamente a un’altezza simile al paese, oltre 400 metri. A quanto pare nessuno ci ha mai fatto caso che quella cresta aveva qualcosa di familiare, un volto umano appunto.

«Io ci vedo una faccia – ha aggiunto Garau – e l’ho voluto chiamare il guardiano di Gioele in onore di mio figlio, che sorveglia le monete d’argento rovesciate, che guarda ogni giorno il tramonto, e assicura che gli abitanti di Roccatederighi siano al sicuro quando arriva l’oscurità».


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