Il Tirreno

Grosseto

Le mail e il voto di scambio Benini: «Clima di tensione»

Pierluigi Sposato
Il sindaco Andrea Benini (Foto Giorgio)
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Il sindaco Andrea Benini (Foto Giorgio)

Il sindaco chiamato a testimoniare al processo per diffamazione contro Costagli. «I sospetti che furono alimentati sui social non furono affatto piacevoli» 

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FOLLONICA. Uno spaccato della campagna elettorale per le amministrative-bis del 2020 rivive in Tribunale. Davanti al giudice Adolfo Di Zenzo è in corso il processo per l’ipotesi di diffamazione che vede imputato Luigi Costagli: l’esponente politico del centrodestra è imputato di aver inviato attraverso un indirizzo mail a lui riferibile, a ventisette persone, un esposto in cui si accusava di corruzione Alessandro Gandi, Cinzia Zanaboni, Andrea Ancilotti e il nuovamente candidato sindaco (dopo la questione del riconteggio delle schede) Andrea Benini, poi rieletto al ballottaggio nel settembre 2020 (l’appuntamento iniziale di marzo slittò per Covid). La mail porta la data 23 febbraio. Voto di scambio per varianti urbanistiche era il tema del contenuto dell’incartamento anonimo che Costagli (all’epoca impegnato per sostenere la candidatura dell’avversario di Benini, Massimo Di Giacinto) aveva trovato nella cassetta delle lettere il 13 febbraio: preoccupato, era andato dai carabinieri, pochi giorni dopo ne aveva fatto oggetto di un esposto inviato alla Procura, spiegando di aver trovato anche una stampata da computer di una mail inviata a varie persone, nel cui testo era scritto «questa è la mailing list ufficiale in vista delle prossime elezioni comunali a sostegno di Andrea Benini».

E proprio Benini ieri è stato chiamato a testimoniare su quanto accaduto in quei giorni dei primi mesi del 2020, ricostruendo anche le fasi che avevano portato alla pubblicazione sul nostro giornale dell’esistenza dell’incartamento. «C’era un clima di tensione – ha detto tra l’altro – ma era fisiologico visto che eravamo in campagna elettorale. È normale che fosse così. Ci fu rilievo sui social? Alcuni ripresero questa notizia, ci furono commenti che alimentarono il sospetto del voto di scambio e considerazioni sulla mia capacità a governare. Non fu piacevole, no».

Benini ha spiegato che Gandi, presidente dell’associazione balneari, figura di spicco in città, aveva inizialmente condiviso il progetto, allontanandosene. E Costagli? «Ha una storia politica importante – ha detto il sindaco – È stato candidato sindaco, consigliere di Forza Italia, ha sostenuto Di Giacinto. Lo dice lui stesso nell’esposto che era stato fautore del riconteggio delle schede».

Chiamò Costagli? Ha chiesto Davide Lera che difende l’imputato: «Non mi sembrò il caso». Il giorno dopo faceste la riunione del gruppo politico? «Sì, è normale, il problema era politico, le elezioni erano in programma da lì a quindici giorni. Perché non la fece con il gruppo che aveva ricevuto la mail? C’era un livello personale e uno politico. Ci sentimmo comunque con quelli della mail». Vi chiedeste chi poteva essere l’autore della lettera anonima? «Non se ne parlò. Poi andai dai carabinieri, pochi giorni dopo. E successivamente, entro i termini, feci la querela». E l’articolo? «Io alla stampa non avevo anticipato nulla. Fui chiamato e dissi che avevo già fatto denuncia per diffamazione e turbativa della campagna elettorale».

Non c’è stato bisogno di sentire Zanaboni, Ancilotti e Gandi: le loro querele sono state acquisite, d’accordo anche i loro difensori di parte civile (Giovanni Gori per i primi due e Francesca Spini in sostituzione di Vittorio Chierroni per Gandi - Laura Pacenti tutela Benini). Prossima udienza ad aprile, saranno sentiti i carabinieri.

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