Gioco
Autismo, un progetto per scovare talenti: «Così si può sconfiggere l’esclusione»
Laboratori, una didattica speciale e lo sviluppo di attitudini. Asl e ufficio scolastico insieme per il quinto anno consecutivo
GROSSETO. La direzione sanitaria dell’Asl sudest e l’ufficio scolastico provinciale hanno dato vita per il quinto anno consecutivo al Progetto Margherita: laboratori del fare condiviso, didattica inclusiva e sviluppo dei talenti nei Disturbi dello spettro autistico a Scuola.
Il progetto si pone come obiettivo primario l’inclusione di studenti autistici, ma allo stesso tempo rende un servizio a tutti gli alunni, avendo come scopo quello di ricercare in tutti i ragazzi le loro predisposizioni e i talenti.
«Molti ragazzi con autismo sono bravi a disegnare, nella musica – spiega il dottor Ettore Caterino, responsabile della rete clinica Autismo della Asl sudest – Il nostro progetto, ormai collaudato, coinvolge circa 100 studenti della provincia di Grosseto. Con questa iniziativa cerchiamo di trovare precocemente le capacità di questi bambini a scuola, sviluppare, renderle visibili, renderle anche piacevoli per gli altri ragazzi. Diventa un progetto per tutta la classe, per tutti gli studenti, non solo quelli con autismo, che possono ricercare il loro talento. Mi piacerebbe ad esempio che al termine di questo percorso i lavori di questi ragazzi, una poesia, un disegno avessero la giusta visibilità, magari tra le colonne di un giornale o di un sito, in una sezione dedicata. Sarebbe un grande riconoscimento che aumenterebbe l’autostima e la visibilità dei ragazzi».
I talenti – prosegue il dottor Caterino – «devono essere cose che mettono in luce la loro predisposizione e la loro possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro. Io ho dei ragazzi autistici che sarebbero dei grafici e dei disegnatori quasi professionisti. Il problema è che non si inseriscono nel mondo del lavoro perché hanno dei profili di carattere particolare. Vanno saputi apprezzare, sono molto ansiosi. Tra i miei assistiti c’è un giovane di Castel del Piano che da quando ha finito la scuola è molto solo, depresso, ma ha doti di disegnatore di altissimo livello».
Internet, la rete, i social potrebbero venire incontro a questi ragazzi, pur rimanendo in ambito familiare?
«Chi legge la rete – risponde Caterino – sono sempre persone che li conoscono, che apprezzano quel mondo. In una situazione come un giornale darebbe possibilità di dare visibilità a tutti. Una vignetta pubblicata sarebbe una soddisfazione e un modo per cominciare a inserirsi. Può migliorare, fare dei corsi».
Nella scuola questi ragazzi sono seguiti con il Progetto Margherita ma dopo la scuola rimangono soli e si spengono, rimangono con la mamma, il babbo.
Il “dopo di noi” è complicato per i ragazzi gravi che devono essere assistiti. Quelli con un profilo medio-alto cominciano a costruire dei percorsi. «Rispetto al numero dei pazienti che abbiamo i progetti sono ancora pochissimi. Cinque, sei persone inserite su 300. Il problema è dall’adolescenza in poi quando questi ragazzi finiscono la riabilitazione, la logopedia, gli interventi individuali, come renderli visibili al mondo, perché poi spariscono, implodono, rischiano di essere considerati e di essere ritenuti dei disabili o dei ragazzi psichiatrici, e questa è già una forma di ghettizzazione. Lottiamo per questa cosa insieme alle famiglie. Ci vogliono delle strutture dinamiche, moderne e non chiuse che aiutino e promuovano la qualità di vita casi più gravi, ma ci vogliono anche dei posti di lavoro per chi matura competenze spendibili. L’inserimento dei ragazzi autistici a livello lavorativo è molto basso, con una percentuale del 10%. Qualcuno potrebbe essere comunque in grado di fare lavori impegnativi, i più intelligenti potrebbero essere in grado di fare lavori impegnativi, più intellettuali, quelli con l’Asperger, che hanno linguaggio sviluppato ma difficoltà a capire il pensiero dell’altro, capiscono il contenuto ma fanno faticare a decodificare le pause, per esempio. L’università la fanno pochi, in molti si fermano alle superiori. Il primo passo è infondere curiosità e accoglienza nella cittadinanza e quindi valorizzare. In realtà ancora i percorsi sull’handicap sono molto chiusi e tendono a stigmatizzare più che facilitarne l’espressione dei talenti. Il progetto Margherita sui talenti è importante, ce ne sono alcuni con capacità molto spiccate».
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