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«Prova scritta, una follia»: il grido di 300 maturandi a Grosseto
Al velodromo la manifestazione degli studenti grossetani Il “no” a una scelta dell’ultim’ora, dopo mesi di didattica on line e prof assenti
GROSSETO. Trecento studenti scendono in strada per far sentire la loro voce contro le prove scritte all’esame di maturità. Ieri mattina, al Velodromo, i maturandi grossetani si sono riuniti e hanno protestato insieme: «No alle prove scritte dopo due anni di didattica a distanza». Ragazzi e ragazze provenienti da molti degli istituti superiori del capoluogo maremmano, che si sono detti delusi e arrabbiati per le scelte del ministero dell’istruzione. Con tanto di cartelloni e di microfoni, e quasi tutti con la mascherina, i trecento hanno unito le forze per cercare di essere ascoltati e di far capire le loro motivazioni.
«Ci hanno convinto per mesi che l’esame sarebbe stato esclusivamente orale. Hanno comunicato le modalità all’ultimo, e ancora è tutto incerto. I professori ci hanno fatto fare pochissimi compiti scritti. Le classi sono costantemente in didattica a distanza, i professori mancano perennemente. Come facciamo ad affrontare questo esame? E se qualcuno prende il Covid proprio in quel periodo? Il governo ci sta mandando al macello».
Sentimenti che hanno spinto i maturandi di tutta Italia a scendere in piazza. Oltre alle organizzatrici dell’evento, tra cui Stella Cichero, rappresentante d’istituto del Rosmini, altri studenti e studentesse hanno esposto le loro motivazioni dal gradino più alto della tribuna, confrontandosi con i loro coetanei.
«Vogliamo essere ascoltati. Il ministro Bianchi ha rifiutato ogni richiesta d’incontro negli ultimi mesi», lamentava uno studente. «Non solo hanno messo le prove scritte, ma ci hanno anche tolto la tesina. Non sappiamo neanche più come faremo l’orale», protestava una ragazza.
Alla manifestazione erano presenti anche i tre rappresentanti dell’Isis Fossombroni. «Molte classi ormai si sono rassegnate – raccontano – e per questo non hanno partecipato alla manifestazione. Altre classi, invece, sono in quarantena. Ma noi siamo venuti qui per dare il nostro sostegno. Noi del 2003 abbiamo passato tutto il triennio in dad, non è giusto penalizzarci così».
Prende parola anche Rainy Tejada, studente dell’istituto alberghiero: «Qui davanti a me non ho dei ragazzini, siete tutti uomini e donne. Questo esame è una delle prime prove che la vita ci mette davanti, impegniamoci». Sguardo fisso davanti a sé e un atteggiamento composto, ma che trasmette sicurezza, nonostante i dubbi e le incertezze legate a questo esame. «Il mio è stato un intervento molto accesso, è vero. Il mio intento era, ovviamente, quello di protestare contro le modalità scelte per questa maturità. Ma voglio anche cercare di far risplendere tutti quei ragazzi e quelle ragazze che ogni giorno si impegnano nello studio, quelli che ogni mattina alle cinque prendono il pullman per venire a scuola o che soffrono per la didattica a distanza». Tejada è uno dei pochi tra i presenti che ha avuto l’opportunità di svolgere l’alternanza scuola-lavoro. «Proprio grazie a questo percorso sono riuscito a capire che a diciotto anni non sei più un bambino. Sei un uomo, o una donna , che deve mettere la testa a posto e iniziare a pensare al suo futuro». Parole dirette e precise, che sembrano voler “gridare al mondo” come non tutti i giovani siano “pelandroni che non hanno voglia di crescere”, come spesso si sente dire.
A proposito di alternanza scuola-lavoro, non è mancato un momento per ricordare Lorenzo, il ragazzo morto a Udine durante l’ultimo giorno di stage, cui è seguito un lungo e commosso applauso. Anche Beatrice Vivarelli Colonna, figlia del sindaco di Grosseto, era tra le organizzatrici della manifestazione e tra le prime a prendere parola al microfono. «Io voglio fare l’esame, è ridicolo e illogico dire che non abbiamo voglia. È solo che non abbiamo né i mezzi né la preparazione giusta per fare gli esami scritti», spiega. E continua raccontando che gli stessi professori del liceo classico, la sua scuola, sono rimasti sconvolti quando hanno scoperto che ci sarebbe stata anche la seconda prova scritta. «Ma se neanche i professori sono d’accordo, un motivo ci sarà».
La giovane Vivarelli Colonna è alla sua prima esperienza “politica”, ma per ora non sembra intenzionata a seguire le orme paterne: «Ho scelto di organizzare questa manifestazione perché tocca me e i miei coetanei nel profondo. Per ora, però, non sono interessata a intraprendere il percorso politico, ma mai dire mai». I maturandi hanno avuto modo di dire la loro. «Se poi la decisione del ministero non cambierà, ne prenderemo atto. L’importante, però, è che ci ascoltino».
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