Sicurezza
Alla maturità tornano le prove scritte. Studenti in piazza: «È un’ingiustizia»
Dad e pandemia hanno segnato le lezioni dal 2020: «Abbiamo lacune enormi, sbagliato cambiare l’esame all’ultimo»
GROSSETO. «Vogliamo far sentire la nostra voce. Dopo tre anni scolastici “a singhiozzo” non è giusto mettere due prove scritte». Così Stella Cichero, una delle organizzatrici della manifestazione che si terrà oggi al Velodromo, dalle 9 alle 11, e che coinvolgerà gli studenti delle classi quinte degli istituti grossetani.
Il motivo della protesta è chiaro: dopo due anni in cui la didattica a distanza l’ha fatta da padrone, inserire due prove scritte con così poco preavviso è estremamente penalizzante, almeno secondo molti maturandi.
Una manifestazione che coinvolge gli studenti e le studentesse di tutta Italia e che nel capoluogo maremmano è stata organizzata grazie alla cooperazione e alla coordinazione dei rappresentati dei vari istituti superiori.
«È la prima volta da quando è scoppiata la pandemia che tutte le scuole si uniscono per combattere per un ideale comune», racconta Cichero.
In prima linea per organizzare la manifestazione anche Beatrice Vivarelli Colonna, figlia del sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna. «Sapevo che erano stati organizzati degli scioperi dai singoli istituiti. Ho cercato quindi di organizzare una manifestazione più compatta, coinvolgendo scuole non solo di Grosseto, ma anche a livello nazionale», commenta Vivarelli Colonna.
Sono molti i ragazzi e le ragazze che si sono detti favorevoli all’iniziativa. «Noi manifesteremo perché fino al 30 gennaio l’esame sarebbe dovuto essere un maxi-orale con la tesina – spiega Guenda Pierangioli, studentessa dell’isis Fossombroni – L’unica incognita era lo scritto di italiano. Il 31 gennaio, invece, ci hanno comunicato che non solo ci sarà la prova scritta di italiano, ma anche la seconda prova». Una vera e propria ingiustizia, secondo Guenda e secondo molti suoi coetanei.
La comunicazione è arrivata troppo tardi, lasciando poco tempo a studenti e professori per organizzarsi. «Il primo anno che hanno fatto il maxi-orale (giugno 2020) venivamo da 5 mesi di Dad – continua Pierangioli – Anche il secondo anno di pandemia hanno fatto il maxi-orale. Noi veniamo da due anni di Dad, abbiamo delle lacune enormi, non è giusto inserire all’ultimo ben due esami scritti».
Non è la prima volta, comunque, che il ministero comunica a fine gennaio le modalità di esame, lasciando gli studenti con il fiato sospeso. Già qualche anno fa, quando è stata eliminata la terza prova, le modalità d’esame erano state ufficializzate tardi.
La manifestazione di oggi potrà coinvolgere fino a 400cento maturandi.
Ma l’opinione studentesca è spaccata sulla questione. «Io parteciperei anche, ma è inutile se sono l’unico di classe mia», racconta Alessandro, un ragazzo che frequenta il Rosmini. «In classe mia non sciopera quasi nessuno, perché credono che questa manifestazione non abbia senso», concorda Francesco, un altro maturando.
Secondo alcuni studenti si tratta solo di tempo perso perché – dicono – la decisione è già stata presa. Altri, invece, temono la reazione dei professori. Altri ancora non vogliono sprecare ore di assenza.
Non tutti, insomma, sono pronti alla protesta. Molti hanno scelto di accettare le decisioni prese dal ministero, senza obiettare. Sia che si sentano messi in un angolo da questa decisione, sia che siano d’accordo.
Anche i professori sono divisi riguardo il sostegno alla manifestazione.
Vivarelli Colonna spiega che al liceo Classico la maggior parte degli insegnanti ha incoraggiato gli studenti a combattere contro «questa ingiustizia», mentre Cichero racconta che al Rosmini i professori “vecchia scuola” si sono detti contenti del ritorno, dopo due anni, delle prove scritte.
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