Sicurezza
Tutti d’accordo sul Mattarella bis. Ora però si apre la resa dei conti
I parlamentari maremmani commentano la maratona per l’elezione del capo dello Stato Sani (Pd): «Soddisfatto, lo speravo». Berardi (Forza Italia): «Troppa smania di twittare i nomi»
Fosse stata una scommessa, l’avrebbe vinta Luca Sani che, se non un pronostico, una settimana fa aveva espresso per lo meno il desiderio di un bis di Mattarella.
Alla fine la rielezione del capo dello Stato accontenta tutti. Anche se, sotto sotto, è fuoco incrociato tra partiti e coalizioni. E anche la rappresentanza maremmana in parlamento rispecchia nel suo piccolo – tre deputati e un senatore – i sentimenti generali delle due Camere.
Luca Sani, Pd
Dei quattro parlamentari maremmani, ci aveva visto giusto il deputato del Pd, il “veterano” Luca Sani.
«Ero per il Mattarella bis come soluzione di continuità quindi sono soddisfatto – dice al Tirreno – anche se ci si poteva arrivare prima senza questi traumi che, magari, l’opinione pubblica e gli elettori comprendono poco e non condividono. Nella situazione in cui si trova il Paese, occorreva continuità e io, in questa fase, sono per la conservazione. Draghi e Mattarella sono due riferimenti forti: è importante aver ritrovato una situazione solida».
Sani ci ha messo del suo. «Io, su otto volte, l’ho votato quattro – confessa – a parte quando il partito ha dato indicazione di non partecipare o di votare scheda bianca. L’ho votato perché bisognava dare un segnale».
Non è la prima volta che Sani si trova a rivotare lo stesso capo dello Stato. «Ma la rielezione di Napolitano mi sorprese molto di più – dice –. Stavolta ci stava».
E, buttando l’occhio in casa degli avversari, non risparmia una stoccata. «Il centrodestra ha riportato dei traumi – commenta Sani a proposito della débacle della candidata proposta da Salvini, la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati – Si è vista plasticamente la rottura fra Forza Italia e Lega, a cui sono seguite le dichiarazioni della Meloni. Hanno tentato una prova muscolare e non ci sono riusciti. Ne escono a pezzi».
Berardi, Forza italia
Già, il centrodestra. Il primo partito a smarcarsi è stato Forza Italia che venerdì sera, dopo il pasticcio Casellati, ha annunciato che, da lì in poi, avrebbe trattato per sé.
«La votazione della Casellati noi di Forza Italia, e anche lo stesso Silvio Berlusconi, l’avevamo sconsigliata perché si sapeva che era una trappola – dice il senatore azzurro orbetellano Roberto Berardi – Ci sono state delle furbizie da parte di alcuni, diciamo, di vecchio stampo. Alla fine siamo arrivati alla soluzione di Sergio Mattarella, che è quella che ha accontentato tutti e dà continuità. Non era facile cambiare presidente».
Come sta il centrodestra dopo queste otto votazioni?
«Ne usciamo con qualche ferita – dice il senatore Berardi – ma è stata colpa della smania di twittare i nomi in anticipo, prima delle agenzie, giusto per metterci il cappello. E invece si doveva fare come in passato: silenziare tutto e mantenere il riserbo. Non si può sparare nomi così, andare in giro per Roma a chiedere a questo e a quello: “Lo vuoi fare il Presidente della Repubblica”?».
Mario Lolini, Lega
E se nel centrodestra c’è qualcuno che è stato accusato, appunto, di aver dato in pasto all’urna troppi nomi, per di più delle massime cariche istituzionali – la presidente del Senato come la responsabile dei servizi segreti, Elisabetta Belloni, o la ministra della giustizia Marta Cartabia – quello è il leader della Lega Matteo Salvini.
«Troppi nomi? I nomi sono stati fatti per essere votati – dice il deputato della Lega Mario Lolini, che è anche commissario regionale del Carroccio – ed erano nomi rispettabili in tutti i sensi. Il Pd di nomi non ne ha fatto nessuno. Poi c’è stato diniego da una parte o dall’altra e non siamo riusciti a trovare la quadratura».
Mattarella bis un ripiego? Non per Lolini. «No, è la soluzione alla difficoltà di trovare un candidato maggioritario. È un momento tragico per il Paese e abbiamo fatto presto anche per questo motivo qui. Così siamo andati sulla garanzia che si andrà all’elezione del prossimo anno».
E la campagna elettorale sembra già avviata, con la leader di Fratelli d’Italia che ha dichiarato finita l’alleanza con Salvini e Berlusconi e ha annunciato di voler «rifondare il centrodestra».
«Sì, ci pensa lei da sola...», dice ironico Mario Lolini. E mette in guardia: «Quest’anno andiamo alle elezioni in tre capoluoghi toscani: a Pistoia, dove il candidato è di Fratelli d’Italia, e a Lucca e Carrara dove ci sono candidati civici, Luca Leoni e Simone Caffaz. La Meloni ci dica se intende fare a meno di noi. Al momento, a bocce ancora non ferme, ci sono diversità di opinioni. Ma credo che poi arriveremo a una condivisione. Se poi ci saranno ripensamenti sui candidati, come commissario regionale della Lega non posso che prenderne atto».
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