Il Tirreno

Grosseto

capalbio 

Quei fabbricati senza permesso L’accusa: «I titoli erano scaduti»

Pierluigi Sposato
Quei fabbricati senza permesso L’accusa: «I titoli erano scaduti»

2 MINUTI DI LETTURA





Capalbio. I titoli abilitativi erano scaduti e dunque nel complesso della strada della Marzola, a Pescia Fiorentina di Capalbio, quegli interventi edilizi non potevano essere eseguiti.

Lo ha detto davanti al giudice Adolfo Di Zenzo l’ispettore della polizia municipale della Procura di Grosseto che aveva seguito gli accertamenti sulle due costruzioni residenziali, all’epoca (giugno 2020) oggetto di sequestro preventivo e adesso al centro del procedimento penale con tre imputati. Anzi due, perché ieri il giudice ha accettato (formalizzazione fra quindici giorni) la richiesta di oblazione presentata dall’ingegner Mauro Ghini, assistito dall’avvocata Patrizia Fabiani: era imputato in qualità di direttore dei lavori strutturali, avrebbe omesso di depositare allo sportello unico la relazione finale il certificato di rispondenza dei lavori svolti.

Restano sotto accusa (pm onorario Leonardo Brogi) Luca Antonio Peviani, di Santa Marinella, committente dei lavori, consigliere delegato della P&G sgr, gestore e rappresentante del fondo Italia Real estate investiments; e Marco Braccianti, titolare dell’impresa edile che aveva fatto i lavori, assistiti dagli avvocati Alessandro Antichi e Stefano Del Corso. Inizialmente, era sotto inchiesta il direttore dei lavori, Settimio Bianciardi, morto un anno fa. L’ispettore, la cui relazione è stata acquisita agli atti insieme a quella del consulente tecnico dell’accusa, ha anche aggiunto che, trattandosi di zona agricola, i lavori avrebbero potuto essere eseguiti solo da un imprenditore agricolo.

Secondo l’accusa, erano state realizzate due costruzioni residenziali (uno dei quali su due livelli) con una superficie di 329 metri quadrati e una volumetria di 930 metri cubi, oltre ai portici e ai volumi interrati delle rispettive unità. Sarebbe mancato il permesso di costruire e i titoli sarebbero risultati inefficaci, perché decaduti per legge: sarebbero stati conseguiti nel tempo attraverso false dichiarazioni sul reale inizio dei lavori.

Il giudice delle indagini preliminari aveva convalidato il sequestro preventivo notando, tra l’altro, anche attraverso i rilievi aerofotogrammetrici della Regione Toscana che fino al 2007 nessun intervento relativo al permesso era stato compiuto: il fienile e la stalla risultavano scomparsi soltanto nel 2010; il sito era rimasto sgombro fino al 2013; piccole opere risultavano dal 2016. L’originario permesso di costruire (2005) risultava per il giudice decaduto l’anno successivo perché i lavori non erano stati iniziati e i manufatti non erano stati demoliti: nel marzo 20005, dunque, le opere non erano iniziate. Irregolarità erano state ravvisate dal gip anche per i successivi permessi (2011).

A luglio 2020 il Tribunale del riesame aveva confermato il sequestro, ripercorrendo le considerazioni del gip e rimandando al dibattimento la valutazione dell’assenza di dolo e di colpa evidenziata dalle difese (la società di Pievani era subentrata nella gestione molti anni dopo la decadenza contestata).

Nella prossima udienza, a marzo, sarà chiamato a testimoniare l’architetto responsabile del settore tecnico del Comune.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web