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«Le Iene diffamate», il processo a Degortes non ancora iniziato

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«Le Iene diffamate», il processo a Degortes non ancora iniziato

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grosseto. È ancora alle fasi preliminari ed è stato rinviato per l’inizio delle formalità vere e proprie, il processo per diffamazione che vede imputato il noto imprenditore Antonio Degortes, querelato dal giornalista inviato della trasmissione Le Iene ideata da Massimo Parenti, Antonino Salvatore Monteleone, per i contenuti dellapagina blog denominata “Dito nell’occhio”. In particolare, per alcuni video della fine 2018-inizi 2019, in alcuni dei quali veniva fatto esplicito riferimento al caso di David Rossi, il manager di Mps precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013. Questione che, indipendentemente da questo fascicolo e comunque parallelamente, si è riaperta proprio in queste settimane a Siena.

Ieri era in programma l’udienza ma c’è stato un rinvio, a causa dell’assenza per malattia del giudice monocratico. Monteleone ha seguito più volte da vicino il caso, con interviste e affermazioni. In particolare, in un servizio mandato in onda aveva fatto riferimento a festini a base di sesso e cocaina organizzati anche in Maremma da Antonio Degortes. Un’illazione, secondo Degortes, che non soltanto aveva sporto querela ma si era fatto avanti con i video pubblicati su Facebook, unitamente ad alcuni post. «Un giornalista che ritengo più adatto a Novella Duemila che a un giornalismo d’inchiesta», aveva detto. E ancora: «Non ci si può trincerare nella ricerca della verità per fare dieci puntate delle Iene, caro Monteleone, ne bastava una, dicevi che c’era questo e andavi in Procura e consegnavi gli atti». Degortes già all’epoca della citazione a giudizio si era detto tranquillo e di poter dimostrare la veridicità di ciò che sosteneva.

Le Iene, attraverso i propri legali, sostengono che i video e i posti contengano «affermazioni insultanti e gravemente lesive per l’immagine e la reputazione delle persone offese», perché «lo scopo dell’imputato è chiaramente quello di denigrare il giornalista-inviato unitamente a minare la credibilità e la professionalità della trasmissione televisiva e della rete che la trasmette». Un attacco personale, secondo le Iene, con frasi pronunciate «senza peraltro fornire alcun riscontro a suffragio di quanto sostenuto». E da queste considerazioni era derivata la richiesta di costituzione di parte civile.



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