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Grosseto

le proteste di confcommercio 

Il Green pass nei negozi«Assurdo e costi devastanti»

Maurizio Caldarelli
Il Green pass nei negozi«Assurdo e costi devastanti»

Il presidente Gennari critica duramente gli obblighi introdotti dal nuovo Dpcm «Capisco nei ristoranti, ma negli altri esercizi non ha alcun senso»

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GROSSETO. Il nuovo Dpcm firmato dal presidente del Consiglio Mario Draghi ha scatenato le ire dei commercianti, penalizzati dalle nuove decisioni governative. «Riteniamo giusto – dice il presidente dell’Ascom Confcommercio, Giulio Gennari – che il Governo vari delle norme tese a contenere la pandemia e certi mezzi utilizzati non potrebbero mettere d’accordo i sessanta milioni di italiani, ma nell’ultimo Dpcm ci sono alcune cose che urlano vendetta per la nostra associazione».

Gennari punta soprattutto l’indice sull’obbligo di presentare il Green pass all’interno di esercizi commerciali diversi dal supermercato, dagli alimentari e dalle farmacie: «L’onere di verificare che le persone rispettino la legge – dice il presidente Confcommercio – ricade sulle spalle dell’esercente; un’assurdità assolutamente devastante. Non ci si rende conto di quanto costa assumere il personale per poter assolvere a questo compito. Un aiuto commesso pesa sul bilancio tra i 28mila e i 35mila euro annui e le aziende dovrebbero trovare una persona entro il 1° febbraio e mi sembra sinceramente poco fattibile. È stato creato un grave danno ai nostri associati, già alle prese con l’aumento dei consumi di gas e benzina. In un momento di crisi del commercio, mi sembra insomma una decisione inappropriata».

Gennari non accetta nemmeno le distinzioni che sono state fatte tra esercizi commerciali nei quali si può entrare liberamente e nei quali serve il Green pass: «A parte i distributori di carburante che sono all’aperto, ce ne sono alcuni che vendono altri tipo di prodotti. In quello di animali non c’è solo il mangime per cani, al supermercato si possono comprare non solo i beni di prima necessità, ma anche i profumi e calze, spese che si possono effettuare senza bisogno di verificare se sono a norma con la legge. In questa maniera si crea un danno al negozio di calze, costretto a controllare i Green pass e a perdere un cliente che ha fatto l’acquisto al supermercato. La Confcommercio si sente insomma danneggiata da questo Dpcm. I nostri 2.500 associati devono sapere che faremo portavoce delle lamentele per questa decisione che ci penalizza». «Ci sono tante cose che stonano – prosegue Gennari – Dal 1° febbraio ci vuole un esercito di persone e l’incongruenza è che possiamo fare i guardiani ma non intervenire. Fino a a quando si tratta di controllare il Green pass in un ristorante va bene, perché il cliente si trattiene un’ora, ma in un negozio che senso ha? Il sistema non può funzionare. Era meglio appellarsi al buon senso delle persone, che potevano recarsi nei negozi solo se a posto con le vaccinazioni e le certificazioni, senza mettere il controllo sulle spalle dell’esercente. Sono convinto che parecchia gente avrà dubbi e grandi difficoltà».

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