Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Offese, schiaffi, calci e minacce di morte Condannato 40enne

Pierluigi Sposato

Era imputato per maltrattamenti ai danni della compagna Un calvario di tre anni, la donna era finita al pronto soccorso

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grosseto. Le offese, sì. Ma anche le minacce di morte: «Ti ammazzo, ti brucio la macchina, ti brucio casa». Gli oggetti che volano per la casa, gli schiaffi, i calci, i referti del pronto soccorso. Un calvrio durato almeno tre anni, del quale è stato riconosciuto colpevole un uomo di poco meno di 40 anni, all’epoca abitante nella zona nord della provincia. Il giudice Andrea Stramenga lo ha condannato per maltrattamenti ai danni della compagna a tre anni e otto mesi, poco più della richiesta della viceprocuratrice onoraria Pamela Di Guglielmo (tre anni e mezzo).

Un quadro molto più che completo, secondo le conclusioni dell’accusa, con responsabilità provate al di là di ogni ragionevole dubbio. Tutto era iniziato nel luglio 2020 quando una donna si era presentata ai carabinieri spiegando di essere stata percossa dal compagno e di essere scappata di casa. Al pronto soccorso, le era stato diagnosticato un trauma cranico non commotivo e vari traumi: cinque i giorni di guarigione. La donna aveva spiegato che la relazione, iniziata tre anni prima, era stata sempre problematica, con frequenti sbalzi di umore da parte di lui: e in quelle circostanze, oltre alle offese, distruggeva gli oggetti di casa. Situazione non migliorata, dal momento che gli episodi si erano ripetuti ed erano saliti di tono, con le minacce di morte. In una circostanza l’uomo avrebbe anche detto che avrebbe pagato un marocchino per farla fuori. Nell’estate 2017 si erano aggiunti i danneggiamenti dell’auto di lei, accompagnati da minacce di morte. Una sera che l’aveva vista parlare con un uomo sul luogo di lavoro, lui le aveva rifilato uno schiaffo talmente forte da farla cadere a terra. Episodi di violenza si erano susseguiti anche quando la coppia aveva cambiato casa, rimanendo sempre nella zona nord della provincia. Ai carabinieri, la donna aveva dettagliato i comportamenti di lui. Poi l’episodio del luglio 2020: «Verso le 2,30 di notte, a casa, dopo una discussione, lui mi ha colpita con un pugno alla testa e io ho sicuramente reagito graffiandolo. Lui ha cominciato a spaccare gli oggetti in casa e mi ha detto: sei una p... ,come tua madre e tua sorella, sei una poveraccia. Io gli ho detto che l’avrei denunciato, lui per ripicca ha preso il mio cellulare e lo ha scagliato contro la porta di casa, rompendolo. Mentre cercavo le chiavi di casa per scappare, lui mi ha colpito più volte alla testa con dei pugni per poi tapparmi la bocca cercando di non farmi gridare. Mi ha detto che poi mi avrebbe ammazzato. Sono riuscita a divincolarmi e sono scappata, avvisando il 112».

La madre aveva confermato alcuni degli episodi e aveva spiegato che aveva portato almeno due volte la figlia al pronto soccorso.

La Procura aveva chiesto una misura cautelare per l’uomo . E il giudice aveva disposto l’allontanamento dall’abitazione e il divieto di avvicinamento alla donna, ravvisando il pericolo che gli episodi violenti potessero ripetersi e «una spiccata pericolosità sociale dell’indagato e la fredda determinazione a ottenere fini illeciti attraverso una condotta fortemente riprovevole, che ha posto più volte in serio pericolo l’incolumità psico-fisica della persona offesa».

Avevano pesato a suo sfavore anche i precedenti penali. Nel corso del dibattimento penale sono mancate testimonianze a favore dell’imputato. Il difensore, l’avvocata Sabrina Pollini, annuncia appello una volta che saranno depositate le motivazioni.

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