Sicurezza
Assolti dall’accusa di violenza sessuale su una 20enne
Grosseto. «Gli elementi di prova raccolti non sono sufficienti per affermare che gli imputati abbiano avuto la consapevolezza del dissenso sino al momento in cui la ragazza si è messa a piangere e, rivestitasi, si è allontanata».
Lo scrive il giudice Marco Mezzaluna nelle motivazioni della sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato di due uomini, di 26 e 24 anni, accusati di violenza sessuale, un episodio avvenuto nel maggio 2020 in un centro collinare, durante una gita. Approcci sessuali e palpeggiamenti da parte del più giovane, con il secondo che avrebbe cercato di tranquillizzarla e poi avrebbe aiutato il primo a compiere quegli stessi atti.
Vicenda complessa, delicatissima, trattata con ogni cautela da tutte le parti in causa, perché coinvolge anche e soprattutto la sfera sentimentale. Vicenda partita quando un amico della famiglia della ragazza aveva aggredito uno dei due imputati, quello più anziano, sulla base delle parole che la stessa ragazza gli aveva riferito. L’imputato aveva sporto denuncia, la voce si era diffusa in paese, la ragazza era andata dai carabinieri, entrambi gli indagati erano stati messi ai domiciliari, poi diventati divieto di avvicinamento, misura cessata con il rito abbreviato.
C’è un filo sottile, mai come in questo caso, che separa la colpevolezza dall’innocenza e il giudice ritiene di dover propendere per l’assoluzione dall’analisi delle dichiarazioni della ventenne, assistita dall’avvocata Francesca Carnicelli, e di quanto sostenuto dai difensori dei due imputati, gli avvocati Carlo Valle, Domenico Finamore ed Elena Pellegrini. Punto di partenza le frasi che la ragazza aveva detto ai carabinieri, nel giugno 2020: «Conosco il 26enne da tanti anni, con lui ho avuto un rapporto di amicizia insolito, non siamo mai stati fidanzati ma abbiamo da subito avuto rapporti sessuali». Aveva poi aggiunto di conoscere da qualche anno anche il 24enne, con il quale nel 2019 aveva avuto un rapporto sessuale non completo. E poi la descrizione di quanto avvenuto quel giorno, presenti gli imputati: «Non volevo fare sesso, sono rimasta pietrificata, senza poter dire nulla. Ho sperato che lui (il 24enne) potesse comprendere il mio dissenso, visto il mio irrigidimento. Ho guardato l’altro fisso negli occhi ripetendo per due-tre volte la parola “basta”, sperando che lui intervenisse per interrompere la violenza». A luglio, nella querela, la ventenne aveva rappresentato una situazione diversa, nota il giudice, «sostenendo che i due imputati avessero preventivamente organizzato il tutto per rimanere soli con la ragazza quel pomeriggio. Una versione dei fatti smentita dai successivi accertamenti».
Vanno in questa direzione le parole degli amici che componevano la comitiva di quel pomeriggio, pesano le dichiarazioni del 26enne, che nel corso dell’interrogatorio aveva spiegato di non volersi legare sentimentalmente, a differenza di lei, che aveva insistito anche quel giorno. Gli amici, sentiti dai carabinieri, avevano ricostruito «una situazione certamente goliardica, nella quale la ragazza voleva essere al centro delle attenzioni, assumendo un comportamento ammiccante all’indirizzo dei due». Tutti erano andati via, lei era rimasta «volontariamente con l’intenzione di fare sesso con i due», come spiegato da un’amica. Nessuna aggressione programmata, quindi. Anzi «l’approccio sessuale del 24enne all’inizio non è stato rifiutato ed è stato anzi assecondato dalla ragazza». Toccamenti ed effusioni «inizialmente consenzienti». Inizialmente. Quindi la ragazza ha cambiato parere. Sì, aggiunge il giudice, ma i due non ne sono stati consapevoli se non quando lei si è messa a piangere. Il 24enne potrebbe essere rimasto confuso dall’atteggiamento di lei, entrambi capiscono poi che l’iniziale consenso è venuto meno, il giovane la segue per rassicurarla e l’abbraccia vedendo che piange. Tutto, prima, «legittimamente poteva indurre a ritenere che la ragazza volesse effettivamente fare del sesso con tutti e due i ragazzi». Potrebbe essere che lei, «verosimilmente invaghita del 26enne e non ricambiata da quest’ultimo, si sia lasciata andare a un comportamento provocatorio di cui si è pentita tanto da dire al 24enne che piangeva perché teneva all’altro, ma questi mostrava disinteresse tanto da non mostrare reazione alcuna agli approcci dell’altro».
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