Il Tirreno

Grosseto

tribunale 

Fallimenti con bancarotta di Abbigliamento e Mabro Lio Scheggi testimone

P.S.
Fallimenti con bancarotta di Abbigliamento e Mabro Lio Scheggi testimone

3 MINUTI DI LETTURA





grosseto. Non è ancora concluso il processo per bancarotta fraudolenta relativa ai fallimenti di Mabro spa e Abbigliamento Grosseto srl, due procedimenti riuniti con quattro imputati, dopo lo stralcio di altre posizioni.

Ci sarà bisogno di altre testimonianze, anche se la difesa ha rinunciato a tre person, ci sarà bisogno di ascoltare anche due consulenti tecnici. E così il collegio del Tribunale (Laura Di Girolamo presidente, Andrea Stramenga, Marco Bilisari) ha fissato la prossima udienza, ad aprile: poi sarà la volta della discussione e le parti (l’accusa è rappresentata dal pm Salvatore Ferraro) potranno formulare le proprie conclusioni. Sono sotto accusa Maurizio Favilli, Giorgio Benassi, Franco Bosco e Gianluca Mauro.

Fra le testimonianze di ieri, ha spiccato quella di Lio Scheggi, già presidente della Provincia, sentito proprio per il ruolo che aveva avuto anni fa, all’epoca del periodo caldo. A lui l’avvocato Alessandro D’Amato ha chiesto di ricostruire (i fatti risalgono indietro anche a oltre quindici anni fa) in quali forme si era mosso l’ente: «Mi ricordo di aver cercato di mettere in contatto Mabro con Fidi Toscana – ha detto Scheggi – a causa della situazione finanziaria dell’azienda. Ma Fidi non intervenne, deve aver fatto valutazioni in questo senso. Mi ricordo di aver parlato con il direttore di Fidi Toscana». E il sindaco? In quegli anni ad Antichi-Bellettini successe Bonifazi: «Anche il Comune era impegnato», ha risposto Scheggi. C’era un tavolo permanente per la Mabro? «Non ricordo con esattezza, forse l’Associazione industriali aveva messo in campo iniziative. La concertazione era una pratica diffusa allora, ma non ricordo». L’avvocato ha mostrato dei documenti, uno dei quali risalente al 2008 e l’ex presidente ha poi ricordato di aver stabilito contatti con l’allora assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini, per un tavolo che era poi stato aperto a Firenze».

Ma voi spingevate per i licenziamenti o no? ha chiesto l’avvocato D’Amato: «In una realtà come quella di Grosseto sarebbe stato contraddittorio: mi ricordo che in un’assemblea che si tenne nella sala del consiglio provinciale ebbi un confronto piuttosto aspro con le rappresentanze sindacali, perché mi sembrò che non avessero presente la situazione dell’azienda. Il mio era un sollecito al senso di responsabilità».

Favilli, Mauro e Benassi sono imputati per Abbigliamento Grosseto, di cui erano stati amministratori nel periodo tra il 2008 e il 2012. Sono accusati di aver aggravato il dissesto della srl astenendosi dal richiederne la dichiarazione di fallimento dal 2009 e poi compiendo operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento stesso. Nel 2007, Mabro aveva prodotto ricavi per oltre 17 milioni di euro.

Per il fallimento Mabro spa, Favilli, Benassi e Bosco, hanno imputazioni similari, riferite ai periodi precedenti. In questo caso, il dissesto sarebbe stato aggravato dal fatto che non sarebbe stata chiesta la dichiarazione di fallimento già dal 2004, che sarebbero state compiute operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento, consumando una notevole parte del patrimonio con operazioni manifestamente imprudenti; nei bilanci 2005-2008 sarebbero stati esposti fatti non rispondenti al vero e omessi altri di cui sarebbe stata obbligatoria la comunicazione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa