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Grosseto

Stella del Grifone e della Samp Il calcio perde il suo campione

Maurizio Caldarelli
Stella del Grifone e della Samp Il calcio perde il suo campione

Se n’è andato a 94 anni Alberto Fommei, ex difensore che ha collezionato 87 partite in serie A  Sfiorò le Olimpiadi e per 4 campionati indossò la maglia amaranto, diventando poi allenatore  

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la storia

L’Us Grosseto ha perso un grande campione del passato, Alberto Fommei, uno dei giocatori che partendo dal Grifone hanno fatto più carriera.

L’ex difensore, morto domenica sera nella sua abitazione di Castiglione della Pescaia alla soglia dei 95 anni (li avrebbe compiuti il 4 febbraio), ha collezionato la bellezza di 87 partite nella massima serie, oltre a conquistare un titolo di campione d’Europa militare e aver sfiorato di partecipare alle Olimpiadi.

Terzo di una famiglia di calciatori, Alberto Fommei fu gettato nella mischia ad appena diciotto anni in serie C nella stagione 1945-1946. Esordì per l’esattezza il 25 novembre 1945, in Aquila Montevarchi-Grosseto 2-5, mostrando subito doti fuori dal comune. Rimase in biancorosso fino al 1948-1949, per tre stagioni insieme al fratello maggiore Giuseppe (classe 1920, morto nel 2019), che arrivò a un passo dall’essere acquistato dalla Fiorentina. Destino volle che proprio nei giorni in cui il talentuoso Giuseppe stava per firmare il contratto con la società viola arrivasse l’assunzione al Monte dei Paschi di Siena, per cui la famiglia Fommei in fretta e furia lo fece rientrare a Grosseto per prendere lavoro in banca.

Complessivamente disputò 64 presenze con l’Usg, impreziosite da tre reti. Il suo rendimento negli ultimi due campionati in Maremma fu straordinario e sempre in crescendo. Nell’estate 1949, però, per far quadrare il bilancio, il presidente Giuseppe Sartori decise di privarsi delle sue stelle: Alberto Fommei, Fabrizio Bartolini e Astolfo Benini finirono al Livorno in serie B. Fommei II, come veniva scritto sui quotidiani dell’epoca per differenziarlo dal fratello Giuseppe, fece un paio d’anni in maglia amaranto, poi prese il volo verso Genova, sponda Sampdoria. In serie A rimase per quattro campionati (dal 1951-52 al 1953-54) nei quali collezionò 83 presenze. In questi anni si trovò di fronte il meglio del calcio nazionale e internazionale, ma il complimento più bello arrivò dal grande bomber svedese del Milan, Gunnar Nordhal, che ammise che il grossetano «era il difensore contro il quale ha avuto più difficoltà a giocare». Nel 1954-55, Albertino, come lo ribattezzarono i tifosi di fede biancorossa, approdò all’Atalanta, ma con la Dea giocò soltanto 4 incontri e così, nel 1955-56, concluse la sua carriera in serie B ancora con la maglia del Livorno.

Una volta appese le scarpette al chiodo a causa di un grave infortunio a un tallone, Fommei rimase nel mondo del calcio e diventò allenatore, risultando primo al corso di allenatori a Coverciano.

La possibilità di mettere in mostra le sue doti gli fu data dalla società che più gli stava a cuore, l’Us Grosseto, che gli affidò la panchina, dopo che mister Kovacs aveva deciso di tornare al sud per guidare il Cava dei Tirreni. Fommei rimase fino al 1959-1960, poi fu richiamato altre due volte, a stagione in corso, nel 1963-64 (subentrò a Sergio Pison) e nel 1964-65 (al posto di Ottorino Dugini). Negli anni a venire si mise a insegnare ai più giovani il gioco del calcio, guidando con ottimi risultati il Sauro. Una volta lasciata nel cassetto la maglia da giocatore, iniziò a lavorare, prima come rappresentante di medicinali, poi all’archivio della Provincia di Grosseto. Nel frattempo si era fatto una famiglia con la moglie Catia Franchi. Dal matrimonio con Catia sono nati due figli, Enzo, scomparso prematuramente, che faceva il medico a Tarquinia, ed Enza, cardiologa all’ospedale Misericordia. Una volta in pensione, Alberto Fommei e la moglie si ritirarono nella loro casa di Val delle Cannucce a Castiglione della Pescaia. «Il calcio è stato la vita di Alberto – racconta la nipote Alberta – Mi ricordo che per tanti anni ho accompagnato mio padre Giuseppe, il fratello maggiore, a Castiglione. Passavano le intere giornate a parlare del loro sport preferito, del loro amato Grosseto e del fratello Enzo, il secondogenito nato nel 1922, disperso in Russia. Finché le forze li hanno sorretti hanno provato anche tirare qualche calcio con i nipoti».

«La morte del figlio Enzo – prosegue Alberta Fommei – ha fatto precipitare il suo stato di salute. Con la malattia che progrediva ha praticamente rimosso quell’evento doloroso dalla sua mente». I funerali sono oggi pomeriggio alle 14,30 nella chiesa del cimitero di Sterpeto.

Maurizio Caldarelli

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