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Malato, vive in un tugurio «Ma rifiuta di essere aiutato»

F.F.
Malato, vive in un tugurio «Ma rifiuta di essere aiutato»

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SCARLINO. Un tugurio di pareti ammuffite, mobili ed elettrodomestici incrostati di nero, rifiuti mischiati alle suppellettili, niente riscaldamento se non una stufetta elettrica, aria pesante di chiuso, freddo, umido.

Vive così, da diversi anni, uno scarlinese di 70 anni, pensionato. Apre la porta di casa appoggiandosi su una stampella, indosso un giaccone che non toglie mai, per ripararsi dal freddo anche dentro casa. «Venite a vedere dove vivo…», dice.

Chiamarla bettola è un eufemismo. L’uomo si muove male e fatica a piegarsi per fare alcunché. Una distesa di medicinali ricopre il frigorifero.

«Nel 2019 mi hanno trovato una grave malattia – racconta – Mi sto curando alle Scotte». Ma, pur con un quadro clinico molto serio e con uno stato di salute precario già da molto prima, non è la sua malattia il suo principale problema. «Sono in pensione – racconta – Per un po’ ho lavorato alla Dalmine a Piombino, poi ho sposato una donna albanese, ma non è andata bene. Quando se n’è andata io sono andato in confusione e non ho più sue notizie dal 2000».

L’uomo è stato ospitato per un po’ in una struttura d’accoglienza, poi ha avuto questo alloggio a Scarlino, in una traversa di via Citerni. Che negli anni si è trasformato in un posto invivibile.

«Vivo con una pensione di 850 euro – dice – e mi sento abbandonato. Nessuno si occupa di me. Guardate qua: qui non ci vivrebbero neanche i porci».

Una situazione sicuramente delicata, ma sulla quale la sindaca Francesca Travison spende parole ferme e precise: «La persona in questione è seguita in modo totale dal Comune di Scarlino, dall’Asl e dagli assistenti sociali – spiega Travison – e per lui è pronta da tempo una sistemazione in una struttura, una casa famiglia o un ospizio, dove potrebbe vivere con tutta l’assistenza a lui necessaria: un ambiente pulito, riscaldato, con pasti regolari. Ma lui non accetta. Per di più rifiuta di far entrare in casa gli assistenti sociali, che potrebbero seguirlo due ore ogni mattina. Dunque al momento tutto quello che l’uomo ci consente di fare è che il Comune paghi la quota dell’affitto, che corrisponde alla metà dell’importo totale».

F.F.

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