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Laguna, sos dei “Pescatori” «Temiamo un’altra moria»

Ivana Agostini
Laguna, sos dei “Pescatori” «Temiamo un’altra moria»

Il presidente Piro sollecita la Regione Toscana e invoca interventi urgenti  «Abbiamo seminato 800mila avannotti, ma i rischi sono in agguato»

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Ivana Agostini

ORBETELLO. Anno nuovo, problemi vecchi. Questa la situazione della laguna di Orbetello secondo il presidente dei Pescatori Pier Luigi Piro per il quale mancano le barche per solcare la laguna, l’escavazione dei canali è al palo e non c’è programmazione degli interventi. Piro si rivolge alla Regione Toscana per sollecitare interventi, ma «essendo straordinari, ritengo necessario – dice – che sia coinvolto anche il ministero dell’ambiente».

Il presidente è preoccupato per la situazione ambientale che «non permette e non permetterà lo sviluppo degli investimenti fatti. Quest’anno abbiamo seminato circa 800mila avannotti di orata che dovrebbero, fra un anno e mezzo, portare a un raddoppio del fatturato, ma le condizioni di salute della laguna aggiungono quel fattore rischio che dal 2015 ci portiamo dietro. Abbiamo parlato con tutti e purtroppo la macchina si sta muovendo in modo troppo lento». Il preside invoca più imbarcazioni che solchino la laguna per effettuare la risospensione dei sedimenti e la raccolta delle alghe. «Senza interventi decisi e decisivi – fa notare Piro riferendosi alle istituzioni – ogni anno sfioreremo la tragedia e a volte abbiamo la sensazione che qualcuno sottovaluti il problema. Un’altra moria sarebbe devastante non solo per la nostra azienda ma per tutto il sistema turistico locale, per tutto il territorio». Una tragedia che si manifesterebbe per un insieme di fattori, per esempio per la presenza di troppe alghe.

Per Piro le barche che solcano la laguna dovrebbero essere sei e non tre come lo sono attualmente. E dovrebbero essere raccolte più alghe. I canali dovrebbero essere scavati e gli interventi programmati senza troppa burocrazia. «Oggi – aggiunge il presidente – la nostra azienda dà lavoro a circa 100 famiglie che rappresentano una buona parte del tessuto del territorio del Comune, e ha vissuto la crisi dovuta alle calamità naturali e poi al Covid. Il futuro sta semplicemente nella volontà di voler cambiare le cose e questo non dipende da noi. Siamo convinti che intorno alla laguna possano nascere nuovi progetti e dopo aver messo in sicurezza questa azienda dare lavoro a tante altre persone. A mio parere la laguna dovrebbe diventare il polo, il centro di questo universo e invece si ha la sensazione che intorno a questa magnifica realtà ci siano indifferenza e a tratti ostilità, cosa che non riusciamo a comprendere. Il pescatore vive di uno stipendio normale e va in pensione con 500 euro al mese, oggi è testimone di una storia di cui il territorio dovrebbe andar fiero, famoso in tutto il mondo per aver chiuso il cerchio della sostenibilità. A volte si ha la sensazione che l’attenzione arrivi quando accade qualcosa di irreparabile e che i nostri gridi di allarme siano considerati come stucchevoli piagnistei».

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