Il Tirreno

Grosseto

monte argentario 

Sos per la chiesa gioiello ridotta a un rudere tra ortica e calcinacci

Andrea Capitani

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Andrea Capitani

monte argentario. Cinque assi al posto della porta, il tetto sfondato e calcinacci ovunque: è questo lo scenario che si presenta a chi raggiunge la chiesina di Santa Liberata che, dopo tanti anni, è ancora un rudere.

Risalivano al 2015 e poi al 2019 gli ultimi sopralluoghi del Tirreno alla piccola cappella che si trova sulla collinetta che guarda al tombolo della Giannella, crocevia tra la strada che porta a Orbetello e a Porto Santo Stefano. Da allora però, specialmente per quanto riguarda la porta e le pareti, nulla è cambiato: oggi la chiesina si trova ancora nelle stesse condizioni, sempre bisognosa di un restauro che la faccia tornare accogliente come un tempo. La sua storia parte da lontano. Vicino al ponte che collega l’Argentario al tombolo della Giannella si trovava la Peschiera di Nassa, appartenuta da secoli a Orbetello. Agli inizi del XIX secolo vi fu costruita una piccola chiesa per i pescatori.

Fu Felice Samaritani, rispettando le richieste dell’appalto, a far costruire nel 1802 la chiesina sotto la torre della Peschiera.

Al momento dell’inaugurazione fu intitolata alla Madonna del Loreto e in seguito a Sant’Andrea, il patrono dei pescatori. Le funzioni religiose venivano svolte sia dai preti di Orbetello, la cui comunità ne era proprietaria, sia dai frati del Convento dei Passionisti del Monte Argentario. Nel corso degli anni le funzioni si celebrarono sempre più raramente fino a che, negli anni ’70, cessarono definitivamente. Da allora la chiesina fu custodita dagli abitanti del posto ma, negli ultimi anni, si trova in stato di completo abbandono. La cappella vista dall’esterno è in discrete condizioni. Ma dentro ha il soffitto sfondato in più punti e le pareti gravemente lesionate. L’ingresso è stato più volte sfondato e rimesso a posto inchiodando travi sulla porta. Stessa cosa per le due piccole finestre. Piccoli interventi di tamponamento fatti nel tempo e che non bastano. Un piccolo gioiello della storia di Orbetello e dell’Argentario in totale abbandono. All’interno ci sono statue in gesso di figure religiose che si sono deteriorate, con due panche e una cassettiera con tre cassetti pieni di abiti per celebrare le messe. In un angolo c’è un singolare confessionale costruito su misura della chiesa di forma triangolare. Sulla facciata c’è una lapide che ricorda l’esplosione della nave Panigaglia che il 31 luglio 1947 causò la morte di 69 persone nella rada di Santa Liberata durante lo sbarco di materiale esplosivo da trasportare al Forte del Pozzarello. La chiesina è del Comune di Orbetello.

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